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Piero Simoni
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Autoritratto su veneziana - Piero Simoni 2009
Autoritratto su portone verde - Piero Simoni 2009
Autoritratto su muro - Piero Simoni 2009
Autoritratto con bicicletta - Piero Simoni 2009
Autoritratto su sfondo arancio - Piero Simoni 2009
Autoritratto su platano - Piero Simoni 2009
Autoritratto 1 - Piero Simoni 2009
Autoritratto - Piero Simoni 2009
Autoritratto su mattonelle - Piero Simoni 2009
Figura
Luce - ombra
Luce
Piero Simoni fogli da disegno sospesi 2005
Fogli sospesi - Piero Simoni 2005
Sulla luce, l'ombra, il
dinamismo...
Foglio sospeso Piero Simoni 2005
Dal libro In bella
copia curato da Elba Cariello e Giorgio Fontanelli, edito dalla Casa
Editrice G. D'Anna Messina - Firenze 1986
"Ritratto" Piero Simoni 1971
Piero Simoni 1/6 di Homo Sapiens 1976
Mostra personale Officina Studio OS - p.za s. Michele 14 - Arezzo. (ottobre 1977) presentazione di Lara-Vinca Masini Per chi non conosce la vita "artistica" livornese è difficile immaginare come un giovane riesca ad uscire dalla routine di quel vasto mercato "spicciolo" locale, legato ad un "macchiaiolismo" artigianale, ritardato, che coinvolge migliaia di sedicenti "pittori", tutti accaniti - per ragioni chiare - nel difendere quella che chiamano la "tradizione" (esemplificata, oggi,tra l'altro, nello squalificatissimo mercatino del "Premio Rotonda" tradizione che essi non si accorgono neppure, forse, di tradire in pieno. Pochi "professionisti" si salvano da questa rete, legati alla vita artistico-culturale di altri centri o appoggiandosi alle poche gallerie locali qualificate. I giovani, o coloro che,comunque, optino per una attività di ricerca alternativa, hanno veramente una vita dura a Livorno, né le iniziative pubbliche, impostate verso un'apertura non regionalistica (come il Museo Progressivo d'Arte Contemporanea) hanno sufficiente forza e appoggio per poter iniziare una politica di approfondimento e di crescita culturale. Anche per queste ragioni una ricerca severa, qual è quella portata avanti da un giovane come Piero Simoni, va considerata seriamente e seguita, perché scaturisce da una meditazione attenta, solitaria, veramente sofferta giorno per giorno sulla propria pelle. E' l'espressione filtrata di un suo rapporto con una realtà oppressiva ("la macchina dei nostri errori ha già ingranato la quarta ed è già a due passi dalla città"), di fronte alla quale egli si ostina a non cedere. Egli cerca (contro la consunzione dei linguaggi) di riesaminare i significati primari del segno, del colore, del rapporto di tensione tra il mezzo usato (linea, colore, superficie) e lo spazio-ambiente in cui egli immette il suo lavoro, e che diviene un altro medium operativo. E' la ricerca della reciproca autonomia di ciascuno degli elementi usati e della loro spontanea interagenza, un modo per riproporre un nuovo tipo di comunicazione, una lingua di segni diversi "nuovi e vecchi", recuperati comunque secondo una intenzione che miri a sollecitarli e a riscoprirli nuovi e vitali. Nel lavoro proposto in questa rassegna l'accento è posto, alternativamente, sulla "linea" o sul "colore": la linea taglia uniformemente la parete (o le pareti) e attorno ad essa la superficie dimensionata del lavoro (una serie di elementi bianchi, di cm 70 x 100) si muove e ruota, secondo un andamento libero, fluido, scorrevole, disponendosi liberamente sulla superficie di fondo: oppure è il colore, usato piatto, in due toni giustapposti, la cui demarcazione costituisce, di nuovo, la linea ( non segnata) fissa, continua, sulla parete: mentre la diversa area occupata dai due toni di colore sui rettangoli tesi di tela, ne determina lo spostamento sulla parete. Non si tratta più di "opere" singole, indipendenti, ma di "insiemi" interagenti, e, a loro volta, in diretto rapporto con lo spazio-ambiente. Sul filo delle proposte della "pittura analitica" americana, della "riflessione sulla pittura" (si vedano le ricerche del gruppo "Support-Surface", quelle di Louis Cane e le italiane di "Nuova Pittura"), la ricerca di Simoni recupera alla pittura (o per meglio dire, alla linea e al colore) la tensione dello spazio vissuto Lara-Vinca Masini
centro artistico culturale PAGINA NUOVA carrara via roma, 25/a PIERO SIMONI inaugurazione sabato 16 ottobre 1976 ore 18 16 - 31 0ttobre dalle ore 17 alle ore 20
1/6 olio su tela 1,20x1,50m
"HOMO SAPIENS" è il titolo dell'opera composta di sei tele, due 1,20 x 1,50m. e quattro 1 x 1,20m. ... non credo che il mare resterà azzurro per molto tempo, né la campagna sempre verde, né il sole sempre caldo, né l'uomo sempre uomo, ci si sta annullando in una società alienante, si sta dando al tempo e alla vita un significato irrazionale. Spesso si riempie il nostro spazio vitale mossi da un disegno speculativo o da un'ottusa scienza associativa per arrivare ad una ripetitività ossessiva e nevrotica di cose e di numeri, ad un ordine che in definitiva, specie se proiettato nel futuro, è follia e non lascia nessuna libertà, nessuna possibilità. Ipotesi personale, discutibile. (?) p.s.
articolo apparso su LA NAZIONE del 4 novembre 1976 "... Non credo che il mare resterà azzurro per molto tempo, né la campagna sempre verde, né il sole sempre caldo, né l'uomo sempre uomo; ci si sta annullando in una società alienante, si sta dando al tempo e alla vita un significato irrazionale". Piero Simoni, un giovane pittore livornese che espone alla Pagina nuova ha scritto queste e poche altre righe per aiutare a leggere il suo "romanzo" in sei capitoli intitolato Homo sapiens. Sei grandi tele, due di metri 1,20 per 1,50, quattro di metri 1 per 1,20, colme di disegni,uniformi ed ossessionanti: di solito rettangolini in bianco e nero. Un romanzo, come si diceva, con pagine numerate e quindi da seguire con ordine. Pur nell'originalità esecutiva il concetto di Simoni è abbastanza chiaro. Il tempo ha progressivamente impoverito l'uomo, sempre meno se stesso, sempre più automa, schiavo - spesso per sua scelta, più spesso per la mancanza di voglia di lottare, o per condizionamenti esterni - di una società da lui stesso costruita che lo sta schiacciando. Accade così che le cellule vitali entro cui l'uomo fu individuo, vadano sempre più assomigliando a celle e l'uomo ad un numero. Il "romanzo" vuole appunto evidenziare questo passaggio involutivo e, se nella prima pagina, l'incasellamento non è rigido offrendo di tanto in tanto polmoni entro cui muoversi ed esprimersi, l'ultima lascia solo un margine esiguo alla personalità umana. Il margine, per piccolo, è la speranza della rivoluzione per una ritrovata dignità contro l'appiattimento. Simoni, che è anche poeta ( ha vinto proprio di questi tempi un importante premio a Bolzano ed è imminente l'uscita di un volumetto di versi presentato da Giorgio Fontanelli ), è alla seconda personale. Nella foto lo vediamo accanto all'ultima pagina della sua storia.
Mostra a Livorno dal 7 al
20 novembre 1970, "Boutique del Quadro"
"Una barca" - olio su tela, 40 x 60
In tutti questi momenti ( )
c'è tuttavia una costante: ed è la solitudine in cui ogni elemento è
spesso immerso. Solitudine che va dall'assenza insistita o dalla
precarietà della figura umana nel paesaggio alla ossessiva pesantezza
dei cieli sulle cose ("Stazione" , "Silenzio"), alla fissità
indecifrabile e spietata di certe atmosfere ("Una barca", "Un autobus":
le cose dove forse il Simoni raggiunge risultati più validi e stabili). Giorgio Fontanelli
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