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Poeti e
Novellieri Contemporanei 2011
Presentazione
Villa Fabbricotti Livorno
"Il Centro",
luglio - agosto 2011
Concorso
Nazionale Garcia Lorca 2010
Piero Simoni, uomo
e poeta
Poeti e Novellieri
Contemporanei 2010
Il cappello
Antologia Piero Cervetti
Reading di poesia Pisa 2010
i tigli nascosti
Poesie - Autunno 2008
Poesie 2007
Poeti e Novellieri Contemporanei 2009
La Nazione 27 marzo 2009
Anomia
Anomia 2003
Anomia 1995 - 1998
Poeti e Novellieri Contemporanei 2008
Anomia 2005
Anomia (1999 - 2000)
Al paese
I sassi che raccolgo
Poeti e
Novellieri Contemporanei 2011

Golden Press -
novembre 2011
www.goldenpress.it
info@goldenpress.it
Via Polleri 3 - 16125 Genova
Presente nell'antologia
POETI E NOVELLIERI CONTEMPORANEI , edizione 2011 della Golden Press, con
questa motivazione :
I versi dal respiro ampio e
suadente, le riflessioni ora esplicite ed ora suggerite, gli accenni a
situazioni narrative cosparse in lampi intermittenti che disegnano una o
più storie e collegano tra loro i fili del pensiero, teso alla conquista
di un mistero del tempo, delle stagioni, del fluire della vita da
cogliere o anche soltanto osservare, con lo stupore cantato in parole
scelte con cura, con una musica dentro che pare accompagnare chi legge;
è la cifra poetica di Piero Simoni, o meglio, ciò che maggiormente
colpisce il lettore della sua opera, il quale si trova da subito avvolto
in un'atmosfera precisa - sublime quella iniziale della "posta
centrale", emergenza del ricordo che vale una basilica, un monumento
pagano che approda alla sacralità grazie all'immagine-memoria della
madre - semplice ma affascinante punto di partenza, trampolino di lancio
per il pensiero, per la rimembranza, per il sogno.
Alessandro Mancuso
FINE PUBBLICAZIONE Poeti e Novellieri
Contemporanei 2011
Inizio

Presentazione
Villa Fabbricotti Livorno
Biblioteca "F. D. Guerrazzi"
14 ottobre 2011

Maria Mazzarino, Piero Simoni

Maila Nosiglia, Maria Mazzarino, Piero Simoni

Presentazione Piero
Simoni poeta di ogni tempo
Sala Badaloni - Biblioteca "F. D. Guerrazzi"
Villa Fabbricotti - Livorno -14 ottobre 2011

LA NAZIONE 14 ottobre 2011

Il Centro - novembre 2011
FINE
PUBBLICAZIONE Presentazione Villa Fabbricotti Livorno Inizio

"Il Centro",
luglio - agosto 2011
Periodico
del Circolo Culturale "Il Centro" di Livorno

www.circoloilcentro-livorno.it
Anno XI - n° 113
"Una
nuova dimensione letteraria", articolo di Maurizio Piccirillo
Lo scorso 5
giugno, l'autore livornese Piero Simoni, ha ricevuto il secondo premio
per la sua silloge poetica "Armonia". La cerimonia è avvenuta a Torino
nell'ambito del concorso nazionale letterario Garcia Lorca organizzato
dall'associazione culturale Due Fiumi.
Il poeta labronico è stato premiato con la seguente motivazione: "E'
di questa silloge un costante, quieto affluire di onde liriche,
compenetrante nella parola, di cui il verbo, spesso classicamente
posposto, sottolinea il senso e l'emozione. Il connaturarsi di questi
versi con motivi vitali, aspirazioni, meditazioni, compone un tessuto
omogeneo, "melodia che all'universo mi fa armonia". L'esperienza, di cui
riaffiora l'ora trascorsa, al momento ignorata nella sua portata vitale
e alba di speranza: l'energia che provoca, la stessa del mare, "che
volge il manto alla riva".
L'amare le cose essenziali, la realtà, quella che il poeta non modifica
con la sua opera, quando la sua "sola parola si sfoglia". Pure, quella
ricerca, che segue il segno misterioso dell'universo, è cibo che nutre
la spiritualità di molti, perché densa di umanità.
Così la poesia è un dolce andare tra l'intercalare di figure, spazi,
atmosfere, di vissuti, nell'implicita irrisolta domanda. Qui, il
negativo dell'uomo evidenziato, non è volutamente vituperato con insito
sdegno: si astiene dalla facile predica. Qui la parola fa riemergere la
radice variegata del vivere; evoca immagini pregnanti, ma non genera
poesia figurata. Torna spesso nelle composizioni la parola "canuto" che
può sembrare, oltre che allusione al passato, evocazione di un simbolo
di chiarore, quasi un rendere più limpida la partecipazione al tutto".
Motivazione che rende l'idea del messaggio intenso che Simoni ci ha
da sempre trasmesso. Ma in questa occasione mi piace segnalare che il
percorso letterario di Simoni, ha "virato" verso nuovi lidi, e qui
giungo alla segnalazione dell'ultima fatica editoriale che lo vede
impegnato nella pubblicazione "Il cappello".
Un libro di racconti edito dalla Zona Editrice di Arezzo, e che va
inteso come un invito a ripercorrere il flusso della propria memoria, la
quale ci restituisce un po' della nostra storia, un po' della nostra
identità.
Dalla presentazione della quarta di copertina del volume riprendiamo: "In
questo libro s'incontrano descrizioni in prima persona, costruzioni di
personaggi riconducibili alla voce narrante, non significa però che
siano autentiche, autobiografiche, anche se dalla vita quotidiana
prendono più di uno spunto. Quello che risulta anche vissuto, in ogni
caso, è stato presenziato più con il corpo che non la mente, per la
naturale difficoltà che si ha di cogliere, in un evento della vita,
tutte le implicazioni; solo dopo, a distanza di anni, vengono percepite
nella loro interezza, caricandole di nuove figurazioni, distanziandole
da un discorso puramente memoriale, sino a far diventare
"l'immaginazione" verità, la sola forse che conti veramente".
Non c'è che dire, ancora una volta Simoni ci stupisce e ci
incuriosisce con questo suo nuovo percorso narrativo che consiglio di
scoprire e che ci conquisterà. Complimenti!
Maurizio
Piccirillo
FINE PUBBLICAZIONE
"Il Centro", luglio - agosto 2011
Inizio

Concorso
Nazionale Garcia Lorca 2010
XXI Edizione
Motivazione del 2° premio - Sezione A - SILLOGE INEDITA
"ARMONIA" - Piero Simoni

E' di questa silloge un
costante, quieto affluire di onde liriche, compenetrate nella parola, di
cui il verbo, spesso classicamente posposto, sottolinea il senso e
l'emozione.
Il connaturarsi di questi versi con motivi vitali, aspirazioni,
meditazioni, compone un tessuto omogeneo; "melodia che all'universo mi
fa armonia". L'esperienza, di cui riaffiora l'ora trascorsa, al momento
ignorata nella sua portata vitale e alba di speranza: l'energia che
provoca, la stessa del mare, "che volge il manto alla riva". L'amare le
cose essenziali, la realtà, quella che il poeta non modifica con la sua
opera, quando la sua "sola parola si sfoglia". Pure, quella ricerca, che
segue il segno misterioso dell'universo, è cibo che nutre la
spiritualità di molti, perché densa di umanità.
Così la poesia è un dolce andare tra l'intercalare di figure, spazi,
atmosfere, di vissuti, nell'implicita irrisolta domanda. Qui, il
negativo dell'uomo evidenziato, non è volutamente vituperato con
insistito sdegno: si astiene dalla facile predica. Qui la parola fa
riemergere la radice variegata del vivere; evoca immagini pregnanti, ma
non genera poesia figurata.
Torna spesso nelle composizioni la parola "canuto" che può sembrare,
oltre che allusione al passato, evocazione di un simbolo di chiarore,
quasi un rendere più limpida la partecipazione al tutto.
Rina
D'Alessandro


Torino - 6 maggio 2011

Il Foglio volante - Ottobre
2011
edizionieva@libero.it
Edizioni Eva
via Annunziata Lunga 29 - 86079 Venafro (IS)
FINE PUBBLICAZIONE
Concorso Nazionale Garcia Lorca
Inizio

Piero Simoni,
uomo e poeta
"Al
bridge con l'autore", presentazione Casermetta di Porta Santa Maria,
Associazione Culturale "Cesare Viviani" Lucca (23 marzo 2011)
invito


presentazione












Piero Simoni e Vittorio
Baccelli
Lucca, 23 marzo 2011
Sulla motivazione poetica
di Piero Simoni
Ci sono varie interpretazioni
della poesia, così come della scrittura narrativa; mutevoli sono anche
le ragioni personali. C'è chi le dà un connotato di veridicità, il così
detto filone realistico, poi il neorealismo, diverso da esso il realismo
magico; vi è la poesia simbolista e quella fantascientifica, quella
surreale, filosofica, introspettiva, politica, di impegno civile,
religiosa; numerose quante le ragioni dell'uomo che si esprime come
meglio crede, facendo una scelta, seguendo anche il suo periodo storico.
Una corrente segue l'altra ed anche ritornano, rimanendo costante il
bisogno dell'uomo di esprimersi, di affermare la vocazione artistica e
con essa la presenza sulla terra. Quali siano dominanti, fra questi
filoni,è un po' riduttivo, ognuno ha senso nel suo tempo, quello che
conta, se mai, è che ci sia autenticità di espressione e non manierismo,
speculazione; la poesia deve scaturire dall'anima. Certe scelte che si
fanno sono obbligate, dettate dai tempi, altre volte scaturiscono dal
bisogno interiore, come espressione di un qualcosa che già era
all'origine con noi, era già nato insieme a noi. Non si può sfuggire al
nostro destino, forse lo si può comprimere, se operiamo "contronatura",
ma esso, in parte, in qualche forma, si rivelerà, pena lo sbandamento,
lo squinternamento della persona che si allontana dalla sua essenza,
finendo per essere, probabilmente, un disadattato.
Occorre del tempo, agli inizi, per capire in quale direzione operare, se
si ha la vocazione artistica; cosa abbastanza comune, solo per certuni
molto accentuata da dover, per forza, essere "diversi". La fase di presa
di coscienza della propria identità può essere lunga e travagliata, alla
fine però si fa una scelta di campo; è necessario schierarsi per
operare, varranno, da quel momento, i contenuti.
Ho sentito fin da ragazzo qualcosa esplodermi dentro ed intuito che
avrei scritto negli anni della maturità, per questo i miei occhi hanno
cominciato a guardare, la mia mente ad incorporare, come se di ogni cosa
dovessi prendere visione, partecipando per meglio esserne consapevole,
il tutto per un'analisi, una riflessione, che si sarebbe risolta
nell'espressione artistica, prevalentemente nella scrittura, con la
poesia in ruolo primario e di più alta autenticità. Ho così vissuto come
un reporter dell'anima, in ogni luogo consapevole di essere presente, ma
anche testimone, che avrei poi ricucito in silenzio la trama della mia
presenza. E' così che nella mia scelta di campo mi sono trovato ad
interiorizzare sempre più l'osservazione, ritenendo che lo scandaglio
spirituale della vita individuale costituisse un percorso importante, di
comune interesse all'intera comunità, avvincente nel suo avvicinamento
al mistero, sublime.
Durante il periodo lavorativo di tipo industriale, la sensibilità
artistica, non certo astrusa dalla realtà che stavo vivendo, si è
espressa per intuizioni, osservazioni minimali, lampi, e non poteva
essere diversamente dato il forte coinvolgimento esterno, lo scarso
tempo di raccolta al ritmo interiore; non sono mancati però gli
accostamenti essenziali all'esistenza, con tutte le implicazioni della
vita, trattate brevemente, ma forse, per il carattere spoglio, con
sufficiente incisività. In questo ambito le poesie raccolte nei vari
testi di "anomia"sono indicative, con i temi dei giovani, del
mondo del lavoro, gli anziani, i bimbi, l'amore, ecc... . Dicevo lampi,
perché in effetti erano folgorazioni, attimi, che mi lasciavano
attonito, ed io, diligentemente, annotavo e riportavo come fosse un
diario poetico, per lunghi anni. Una esperienza di meraviglia che, se
anche nel contesto pubblico e produttivo mi ha fatto soffrire per la
diversità patita, ha regalato una visione particolare della stessa vita,
arricchendomi, illuminando il percorso.
Con "poesie - autunno 2008" vi è il tratto di congiunzione fra il
"prima" e il "dopo" della mia produzione poetica; in questo libro
infatti, che è solo indicativo rispetto a quanto sviluppato,
l'osservazione è un po' più estesa, analitica, memoriale, inglobante
quelli che io definisco, ricordando Saba, i personaggi. L'aderenza a
episodi, a soggetti incontrati nella vita quotidiana, è evidente, qui
c'è la storia individuale recuperata per immagini, emozioni, umane
conoscenze; il mondo del lavoro è ancora fortemente presente, data anche
la vicinanza temporale, per cui la visione è ancora squisitamente
terrena: lacci e laccioli della mente sono ancora vivi e presenti, così
come l'odore dei fumi della combustione industriale. Il testo nella
pagina si è allungato, le figurazioni espresse offrono maggiori
dettagli, perché dall'emozione pura si è passati all'evocazione, che dà
un'altra emozione, di tipi intellettuale, non umorale, fisica. Debbo
dire che questo libro ha anche un connotato sperimentale, in quanto,
nella sua realizzazione, mi sono posto su una linea di pensiero che
contemplasse la figura del "poeta" sempre presente nella quotidianità,
cioè , se uno è poeta, è poeta per sempre, il suo modo di vedere avrà
una angolazione particolare, così il suo sguardo su uomini, cose ed
eventi, si colorerà di questa sua luce. Un poeta è per sempre, non solo
quando si accinge a scrivere, ecco che l'incedere dei giorni, con i
pensieri, le riflessioni, si fa puntuale, serrato, come è la presenza
nel vivere comune. Gli argomenti sono i più disparati, quelli che
coinvolgono tutti ogni giorno, è il corso della vita che entra dentro di
noi, impregnando il nostro animo. Non sono poesie sparse, recuperate per
temi similari o facenti capo ad un periodo particolare, sono poesie
quotidiane, che rispettano la cadenza temporale giornaliera:
l'espressione di chi non fa il poeta per abnegazione, per esercizio, ma
è poeta in carne ed ossa, ogni ora e ogni istante.
Distanziato ancora di più il tempo dal periodo industriale, lungo e per
certi versi devastante, anche se recuperato come fonte di ricchezza e
aderenza alla realtà per la memoria, l'analisi, la riflessione poetica
si è fatta lunga, pienamente estesa, secondo la gestione ampia dei
propri sentimenti dovuta alla maturità, al tempo ora rallentato, utile
per sostare nei meandri dell'anima, dalla distanza che appunto
intercorre con i vincoli sociali. Pagato il debito pubblico ora ci si
può avventurare nell'infinito cosmo delle percezioni individuali, che ci
fanno emblema dell'umanità intera, con la nostra presenza sulla terra.
Da questa solitudine, in un rinnovato esercizio della mente, il pensiero
affronta la condizione esistenziale, il rapporto con i propri simili, le
origini della percorrenza, la destinazione morale e spirituale;
l'universo entra in gioco e pone il suo punto di domanda, la vita non è
soltanto quella utilitaristica del soddisfacimento dei bisogni, c'è
qualcos'altro che preme, ci coinvolge, a cui siamo chiamati a dare
risposta: le ragioni dell'essere e la sua dimensione nello spazio e
nell'infinito. Una risposta che non ha un carattere religioso, ma di
uomo nel contesto, al di sopra di una risoluzione filosofica.
In questo senso "i tigli nascosti" sono l'espressione
poetica calzante, questa produzione, anche qui maggiore del testo
pubblicato, sancisce la visione pacata e globalmente estesa di una
riflessione che si fa forza della maturità ulteriore raggiunta, direi
totale, per la connotazione del "tempo globale" che la sostiene, e le
nuove percezioni che esso comporta.
L'universo ora è più vicino, entra nella sfera dei pensieri, nella
quotidianità di ogni giorno, lo sguardo si eleva al cielo e fra le
nuvole scorge qualcosa, il sole quasi estende il suo braccio sollevando,
c'è una sensazione astrale mai prima conosciuta, si è quasi staccati dal
suolo, si comunica mentalmente, segretamente, con le stelle, si è parte
di esse, si nuota nel cosmo in una festa, in un coro, che è inno alla
vita.
Noi ci siamo, partecipi del tutto, legati, vincolati agli elementi dello
spazio, come particelle infinitesime, ma presenti, l'umanità intera
proiettata nell'infinito: un miracolo di presenza, noi, il privilegio di
esserci, costituenti la storia del globo, la nostra terra, ma
nell'insieme di tutti i sistemi. Non apparteniamo solo a noi stessi,
siamo parte del tutto, nell'universo il nostro ruolo non è neanche
banale, costituiamo la vita dell'umano, specie vivente simile ad altri
animali, ma dotato di coscienza, di pensiero, che può guardare l'intorno
e capirlo, se non con le armi della scienza, con l'intuito della poesia.
Nel globo che gira sul suo asse e intorno al sole, nella propria
ellisse, con le nostre case in agglomerato di convivenza, con i nostri
amori e conflittualità particolari, le nostre ingiustizie e guerre,
l'assurda devastazione di quello che a giusta ragione si può ritenere un
paradiso terrestre, noi ci stacchiamo, elevandoci nello spazio aereo e
nell'infinito, noi siamo anche quella parte spirituale che rende conto
solo a se stessa e al tutto, noi siamo anche altri da noi stessi, siamo
di più. L'energia che ci deriva, la forza di movimento, non scaturisce
solo dal nostro sangue, dai nostri muscoli, ma dallo stesso sole che è
nello spazio, i suoi raggi ci scaldano, ci svegliano, illuminano il
paesaggio, danno vita alla natura che ci sostiene, ci nutre ed è
compagna: viviamo per ciò che dall'alto ci deriva. Senza il sole non ci
sarebbe vita, non ci saremmo, l'esistenza quindi ci viene comandata da
un qualcosa che è superiore, noi come entità del tutto, non come corpi
estranei, non possiamo infatti fare a meno di essere vincolati
all'universo, di essere parte integrante dell'infinito. Che non si
riesca ad inquadrare la nostra "posizione" fra i sistemi dello spazio,
non significa che essa non esista, che non sia vera; i nostri limiti di
pensiero, di orizzonte, ci impediscono di posizionarci, di collocarci,
ma noi siamo in volo, sospesi, nel contesto altro che poco ha a vedere
con la materialità quotidiana. Le distrazioni di ogni giorno pare che ci
allontanino dal cosmo, ma siamo figli del tutto, piccole foglie di una
quercia secolare, mutevoli ad ogni stagione, rinnovabili certo, ma tutti
presenti nell'unico ceppo, dall'unica linfa legati. Forse il viaggio
nell'universo è appena iniziato, esso si specchia, si riflette
nell'anima, penetrando in essa, andando alla ricerca di ogni angolo
riposto, con attenzione e partecipazione, si può meglio definire lo
"spazio" che ci circonda; occorre del tempo, una vita intera, una
disposizione d'animo particolare, quasi uno spirito d'avventura,
coraggio; non è escluso il raggiungimento della meta, non è esclusa la
risoluzione dell'enigma, ognuno deve porsi il problema della sua
superiore esistenza, ognuno deve porsi in cammino per affrontare il
"viaggio interiore".
Rinunciare a questo significa perdere l'occasione di una magnifica
configurazione, di una esaltante conoscenza ed esperienza, rinunciare
significa letteralmente rimanere a terra, confinati solo nel nostro
particolare, in una dimensione soltanto utilitaristica. E' vero che la
vita umana offre inestimabili bellezze, vedi l'amore, i figli, lo stesso
ambiente naturale che ci circonda, ma il tutto può essere inquadrato ed
elevato all'ennesima potenza se posti in relazione al cosmo tutto e
all'infinito. Forse la conoscenza dell'anima è ancora molto scarsa, come
ancora poco si sa dello spazio, la luna, così vicina a noi e ancora non
presidiata stabilmente dall'uomo; dovranno passare ancora secoli per
raggiungere scoperte più qualificanti, veramente migliorative della vita
degli uomini; altrettanto tempo perla scoperta più dettagliata
dell'anima, anche se ha un connotato infinito e quindi non completamente
conoscibile. Per il momento non resta che un percorso individuale, con i
mezzi della propria capacità intuitiva, la nostra sensibilità,
coadiuvata dalla disponibilità della ragione, del vivere quotidiano, per
raggiungere, con la dote che pensatori e poeti ci hanno fatto,
regalandoci già la risoluzione di una parte del cammino, quella
dimensione che ci ponga in relazione con il tutto, ciascuno al suo grado
di raggiungimento, comunque in armonia con il creato, felici di esserci
nel firmamento, foglia del miracolo della natura, fra le mille e mille
di ogni stagione, nell'unica quercia secolare.
Lucca 21 marzo 2011
(tratto dalla presentazione
"Piero Simoni, uomo e poeta", Casermetta di Porta S. Maria delle Mura
Urbane, Lucca, Associazione Cesare Viviani, 23 marzo 2011)
Mensile "Il Centro", anno
XI - n° 111, maggio 2011

FINE PUBBLICAZIONE
Piero Simoni, uomo e poeta
Inizio

Poeti e
Novellieri Contemporanei 2010

Golden Press - ottobre 2010
www.goldenpress.it
info@goldenpress.it
Via Polleri 3 - 16125 Genova
Presente nell'antologia
POETI E NOVELLIERI CONTEMPORANEI , edizione 2010 della Golden Press, con
questa motivazione :
Due prose divertenti e
interessanti, quelle presentate da Piero Simoni nella presente
antologia. qualcosa a metà tra il racconto a margine e il trattatello
gustoso. L'immagine poetica e fulgida di un antico orologiaio che sfida
i tempi odierni, apparentemente così avversi alla sua professione, e una
lunga disamina ragionata sui cappelli, indumenti più o meno ornamentali,
tanto da mettere a diretto contatto la vista immediata con la complessa
personalità di chi vi sta sotto. La scelta non è facile e soprattutto
non è mai scontata. Se al cappello corrisponde l'individuo, poi, c'è
anche spazio per un finale di prosa enigmatico e profondo...
FINE PUBBLICAZIONE Poeti e Novellieri
Contemporanei 2010
Inizio

Il cappello
Il cappello raccolta di
racconti

Collana Zona Contemporanea
Editrice Zona 2011 - ISBN 978-88-6438-194-7
via dei Boschi 244/4 loc. Pieve al Toppo
52041 Civitella in Val di Chiana - Arezzo
tel/fax 0575.411049
www.editricezona.it -
info@editricezona.it
Nota dell'autore:
Nella lettura si incontrano descrizioni in
prima persona, costruzioni di personaggi riconducibili alla voce
narrante. Non significa però che siano autentiche, autobiografiche,
anche se dalla vita quotidiana ho preso più di uno spunto. Quello che
risulta anche vissuto, in ogni caso, è stato presenziato più con il
corpo che non la mente, per la naturale difficoltà che si ha di
cogliere in un evento della vita, tutte le sue implicazioni; solo dopo,
a distanza di anni, le ho percepite nella loro interezza, caricandole di
nuove figurazioni, distanziandole da un discorso puramente memoriale,
sino a diventare "l'immaginazione" verità, la sola forse che conti
veramente.
p.s.
Motivazione della giuria del Premio "L'incontro",
narrativa, 2010

"Raccolta di prose intrise di lirismo,
che intrecciano memorie anche minimali, percorsi di esistenza e figure
appena accennate, trasfuse nel ricordo, belle di una vaghezza che sa di
tempo, di presenza interiore, di gioielli personali custoditi con cura,
nel cuore, per decenni. Raramente indulgente alla narrativa, l'opera è
carica di una passione sussurrata, non meno forte di quanto sia discreta
la sua emersione di fronte all'evocazione di oggetti, luoghi, momenti e
persone."
25 settembre 2010
e-mail di Fabrizio Cuneo a Piero Simoni del 18 maggio 2011
Caro, carissimo Piero,
Non mi hai ingannato nemmeno
per un momento. Ho letto, alle tre di mattina, combattendo un incipiente
raffreddore, qualcuno dei racconti che fanno parte dell'ultima tua opera
che mi hai regalato, "il cappello", appunto.
Ho ritrovato, racconto dopo
racconto, quel poeta che conosco ormai da tempo e che, anche questa
volta, non mi ha deluso per nulla!
ti confesso che, ammiratore
devoto della tua poesia che conosco bene e apprezzo profondamente per
l'onestà intellettuale e l'umanità che la contraddistingue, ho avuto
quasi paura nel prendere dalle tue mani questo ultimo dono. Ho temuto
che anche tu potessi essere stato preso da questa sorta di
malattia collettiva per cui ormai tutti scrivono, tutti pare abbiano
qualcosa da dire, tutti abbiano qualche messaggio da mandare, non si sa
bene a chi, in questo mondo di frettolosi disattenti divoratori di vita.
No, mi sono subito accorto che sei ancora tu, fortunatamente del tutto
presente nella tua integrità, sospeso dal suolo mentre osservi il
terreno pieno di umane semplici miserie quotidiane che ti scorre sotto
nel tuo volo. Grazie. Come sempre, di tutto! Grazie per quei vari Franco
o Umberto dietro ai quali mi piace pensare si nasconda il mio amico
Piero. Grazie per non avere nemmeno per un istante abbandonato la
poesia. Ti ho ritrovato puntualmente nei quadretti rapidi e
sapidi, negli spaccati di vita quotidiana, nel ricordo sempre dolce di
tua madre, nei tuoi sguardi stupiti da bambino e nelle semplici oneste
paure dell'adulto che si sente piccolo di fronte alla vita. Ho ritrovato
nel cane Buck la stessa vibrazione che mi ha dato il tuo saluto poetico
al tuo cane nero, amico di lunghi anni che hai salutato per l'ultima
volta nel corridoio, prima di dirgli addio e mi sono commosso per quel
bambino che per correre verso il camion di latta rossa lascia per strada
le sue seme. Questo mi ha fatto pensare che anche noi, nella vita di
tutti i giorni abbandoniamo le semplici cose preziose che abbiamo per
irraggiungibili miraggi che ci abbagliano e ci illudono.
Ora mi accingo a continuare
la lettura e farò probabilmente l'alba con le tue parole. Spero però di
non finire il libro per poterlo ritrovare domani sera con un altro
scampolo della tua "poesia in prosa", per ancora qualche tempo di onesta
commozione.
Grazie, ancora, di tutto.
Fabrizio
SFOGLIA IL TRAILER -
IL CAPPELLO
http://www.zonacontemporanea.it/ilcappello.htm
FINE PUBBLICAZIONE il cappello
Inizio

Antologia Piero Cervetti

Tesseratto
Editore - ottobre 2010 - ISBN 978-1-4461-6576-8
stampato a Séville (E) dalla Lulu.com

Il Tirreno - 6 ottobre
2010 (Lucca)
FINE PUBBLICAZIONE Antologia Piero Cervetti
Inizio

Reading di poesia Pisa
2010

La Nazione - 14 giugno 2010
(Pisa)

Reading di poesia -
Pisa 16 giugno 2010
FINE PUBBLICAZIONE Reading di poesia Pisa 2010
Inizio

i tigli nascosti
Premio
Letterario LA MOLE Torino 2010
La giuria della XXVI
edizione del Premio letterario "La Mole" composta da Piero Cazzola
(presidente), Elettra Bianchi, Lorenzo Masetta, Ettore Mingolla e Angelo
Mistrangelo, esaminati gli elaborati delle due sezioni "poesia singola"
ispirata alla Sindone e "raccolta inedita di liriche", ha provveduto
quanto segue:
Per la sezione "Silloge inedita", dopo una prima selezione, ha scelto la
cinquina con questi "finalisti": Ludovica Mazzuccato, Ada Negri
Buttiglione, Stefania Raschillà, Edio Felice Schiavone e Piero Simoni.
Questa la "motivazione" dei finalisti: "Nelle poesie dei premiati
appaiono motivi ispiratori di notevole ampiezza che illustrano
problematiche relative alla società contemporanea, ai suoi valori etici
e approfondiscono il sempre vivo e interessante mondo interiore dei
sentimenti umani. La valenza poetica è apprezzabile in quanto congiunge
la spontaneità del linguaggio a tecniche espressive ben possedute."
Vincitore di questa sezione, con diritto alla pubblicazione gratuita
della raccolta: PIERO SIMONI da Livorno, con la silloge "i tigli
nascosti", questa la motivazione per il vincitore "Le poesie di Piero
Simoni trattano temi ispirati all'amore per la natura, per la propria
terra e celebrano il senso spirituale che pervade l'universo.
L'autore, con delicata sensibilità lirica e notevole fantasia
compositiva, propone il recupero dei profondi valori legati alle
tradizioni e alla dignità della vita contadina, per giungere a un'etica
di rinnovato umanesimo libero da imposizioni ideologiche e
tecnologiche".

Rivista TALENTO 2/2010
(Torino)

Foto di copertina di Piero
Simoni
i tigli nascosti
novembre 2010 ISBN 978-88-87362-93-0
Lorenzo Editore - Via Monza 6 - 10152 Torino
www.loredi.it

LA NAZIONE - 25 maggio 2010 (Livorno)

IL CENTRO
Anno X n° 102 luglio-agosto 2010 (Livorno)

Torino Cerimonia di
premiazione LA MOLE 2010
Pensiero di Fabrizio
Cuneo su "i tigli nascosti", di Piero Simoni, Lorenzo Editore 2010
Ho avuto la fortuna di
conoscere Piero Simoni e di avere letto le sue poesie fin dalle prime
che riportano il tempo indietro di decenni...
tutte hanno aperto per me un sipario di piacevolezza, tutte hanno
saputo, fin da subito, parlarmi un linguaggio familiare e condiviso, di
tutte mi sono sentito "tifoso" già dalla lettura del primo verso.
Ultimamente con la solita semplice generosità, Piero mi ha fatto omaggio
di una copia del suo "i tigli nascosti" che ha recentemente vinto una
importante manifestazione letteraria in Torino. Ho letto il libro con
desiderata lentezza ed ho scoperto, pagina dopo pagina, qualcosa di
nuovo, qualcosa che da subito mi ha parlato un linguaggio che mi è
parso, per qualche verso, innovativo. Ho impiegato qualche giorno per
assaporare completamente la lettura e formulare quelle considerazioni
che mi sovvenivano da un profondo che era stato toccato da una
lettura avvolgente.
Ho rivisto, nella recente poesia di Piero Simoni, il paludamento regale
con cui vestiva il Machiavelli nelle sue serate d'esilio quando
conferiva con i grandi del suo tempo alla luce fioca della lanterna. Non
ho potuto fare a meno di ripensare alla giornata di Leopold Bloom
scandita da pensieri per immagini in un susseguirsi incalzante di
riflessi, di scoppiettanti fiammate, qui di pura poesia, per descrivere
atti semplici e fatti minimali del quotidiano. Non so perché, ma
"vecchia sulla panchina del parco" mi ha ricondotto per mano alla
"vecchiezza" detestata del Leopardi, e sono rimasto impressionato dalla
forza poetica di moltissimi versi che solo Piero riesce a scolpire e
rendere forti e veri come materia. Ho letto in sintesi una poesia colta,
ricca di formule letterarie che solo pochi hanno il dono di usare con la
dovuta forza espressiva raggiungendo lo scopo di scolpire nel mondo
delle parole costruzioni che si ergeranno per sempre come alti
grattacieli. Si, Piero Simoni dice: "mi sono appropriato del sole" ed io
gli riconosco appieno il diritto a quella proprietà e lo ringrazio per
quanto ha scritto e per quanto ancora scriverà.
Fabrizio Cuneo
Recensione a "i tigli
nascosti" di Elettra Bianchi sulla rivista TALENTO, maggio 2011, Lorenzo
Editore

Lorenzo
Editore
via Monza, 6 - 10152 Torino
info@loredi.it
.jpg)
La XXVI
edizione del Premio Letterario "La Mole" città di Torino si conclude nel
2010 con l'assegnazione dell'ambito riconoscimento a Piero Simoni,
livornese, autore della silloge "i tigli nascosti". Nella motivazione si
riconosce all'Autore, già attivo con numerose pubblicazioni premiate in
diversi concorsi, il pregio dell'attenzione rivolta al mondo della
natura e alle tradizioni ancestrali che guidano non solo il singolo uomo
ma la vita della stessa società in cui vive. Perciò l'Opera non si
configura solo come tenero canto di ricordi e di sensibilità bucolica,
ma come significativo apporto culturale in un clima storico sempre più
tecnicizzato e omologato.
E' vero che da più parti si levano voci esaltanti l'ecologia, il
rispetto del pianeta, il ritorno ai valori delle cose semplici e
genuine, ma il più delle volte tali proclami, non riescono a nascondere
il vano tono retorico, nei casi migliori, o l'incoerenza macroscopica
quando provengono da persone legate ad interessi industriali o politici,
tutt'altro che interessate all'ambiente. La voce della poesia, invece,
riesce ad essere ancora, e secondo la scrivente lo sarà sempre, una voce
pura, non assoggettata ad interessi di parte, parola libera, autonoma e
perciò credibile e rispettabile. Ci sono "poeti" che non sono così
liberi e puri? Certo. Ma non sono Poeti. Non è il caso del Nostro.
Piero Simoni scrive con genuinità, con trasporto ideale, non parla
astrattamente, ma opera concretamente sul tessuto del suo vivere, fa
conoscere luoghi, situazioni, alberi, strade, persone. Descrive il suo
mondo, la sua casa. E quando qualcuno descrive la sua terra, la sua
gente, gli umori del suo cielo e il gusto delle sue arie non fa
dell'intellettualismo di maniera, non bacchetta nessuno, non cade nel
moralismo da quattro soldi o nella deludente facilità del luogo comune.
Quando uno scrive così prima di tutto è un Uomo che parla ad altri
uomini, e poi è un Poeta. Dalla lettura delle poesie di Simoni esce
fuori un'altra novità, un valore quasi completamente eclissato e messo
da parte dagli Autori dei nostri giorni. Mi riferisco al valore dello
spiritualismo. Ci si richiama sempre all'esistenza materiale, all'essere
sulla terra come elementi esclusivamente terrestri e destinati ad un
ciclo vitale simile a quello degli animali o delle piante.
A parte il fatto che si potrebbero benissimo spiritualizzare zoologia e
botanica ( la scrivente crede sia del tutto possibile), si può anche
interpretare l'uomo come essere spirituale senza dover per forza
incorrere nelle ire dei materialisti o degli atei. Questo fa, con
delicatezza e senso lirico profondo, Piero Simoni: nella sua poesia
circola una soffusa spiritualità che sentiamo gemere o cantare nelle
piante, tra i timidi, riservati tigli del parco cittadino, che la fretta
del passante trascura e umilia.
Elettra
Bianchi
FINE PUBBLICAZIONE i tigli nascosti
Inizio

Poesie - Autunno 2008

In copertina: Luce - di Piero Simoni (2009)
Poesie - Autunno 2008
gennaio 2010 - ISBN 978-88-95880-42-6
www.editrice-leonida.com
leonidaedizioni@libero.it
Leonida Edizioni - Via S. Nicola Strozzi, 47 - 89135
Reggio Calabria
Introduzione di Enica
Moscato a "Poesie - Autunno 2008", di Piero Simoni, Leonida Edizioni,
2010
La poesia di Piero
Simoni è il canto di un'anima che si nobilita nella scrittura, metodo
d'evasione e luogo in cui raccontare il disagio esistente tra la propria
voce interiore e il mondo esterno, così pervaso e tutto dedito alle
leggi dell'economia, così lontano dai problemi della gente, dai problemi
delle anime. Il poeta si pone in contrasto con tutto questo, con un'idea
di progresso che non guarda in faccia nessuno, che spersonalizza e porta
all'alienamento. Anche Simoni è in qualche modo un alienato, sì, ma nel
suo voler vivere la vita senza lasciarsi costringere negli schemi
costruiti da una società nella quale non si rispetta, vivendo alla luce
di qualcos'altro di più profondo e valido, anche se ciò dovesse portarlo
al contrasto profondo con la realtà urbana.
L'attenzione del poeta è spesso rivolta alla natura, al voler fondersi con
essa, al desiderio di sentirsi un elemento naturale allo stato puro. La
natura è percepita come fonte di primitiva verità, è un essere vivente,
è madre a tal punto che per descriverla vengono usate parole cariche di
senso di umanità.
L'autore guarda al mondo campestre come alla genuinità, al ritorno ad una
vita fatta di essenzialità, quel senso dell'essenziale che sembra ormai
andato perso perché i continui mutamenti della società ci ricordano che
dobbiamo necessariamente adeguarci al nuovo, anche se questo sarà a sua
volta sostituito da qualcos'altro in un tempo fulmineo.
La realtà urbana viene invece percepita come antitesi al contesto
naturale: quando la città si sovrappone alla natura questa sembra
trasformarsi in un intralcio, è necessario dominarla e spesso
distruggerla.
Non mancano nella silloge riferimenti all'attualità, al terrorismo, ma
soprattutto alla sofferenza umana, al disagio degli anziani in una
società che li accantona in istituti sterili e li dimentica: nella
logica del mondo contemporaneo il nuovo si sostituisce al vecchio senza
soluzione di continuità, senza che a questo venga dato il giusto tributo
e il rispetto per quello che è stato, per la parte di storia che
ha rappresentato.
Tutto questo e tanto altro ci viene raccontato con la solita maestria che
contraddistingue la scrittura di Piero Simoni. I versi sono limpidi e
chiari, è facile calarsi nel mondo interiore di questo poeta e
condividerne le emozioni, le sensazioni, i paesaggi, quasi riuscissimo
anche noi a vederli con i suoi occhi.
Tra i protagonisti della silloge riemerge inevitabilmente la realtà
industriale dalla quale l'autore proviene, e il sentimento che non trova
posto nella condizione di estrema sterilità che questa società porta con
sé, arde nella silloge, nelle poesie del dolore per non aver capito la
profonda sofferenza di un collega, nel rammarico per non aver percepito
l'estremo bisogno d'amore di un altro conosciuto solo superficialmente.
Questa è la coscienza di un uomo la cui sensibilità si ribella a questo
mondo, un uomo che si sforza di dare il suo contributo affinché queste
situazioni di abbandono possano essere arginate. E' l'impegno sociale di
questo poeta che si esprime attraverso la scrittura.
Perché anche noi crediamo ancora che il nostro impegno sociale e umano
possa passare attraverso le pagine di un libro, e salvare il mondo.
Enica Moscato
Recensione di Pietro Puleo a "Poesie Autunno 2008", Leonida Edizioni,
2010
Muoversi
lungo un sentiero anomico non è mai cosa semplice; anzi, spesso serve
una buona dose di arguzia.
Piero Simoni, di certo, mostra le mani libere da impicci e dimostra,
ancora, di aver percorso la sua voce interiore. Il narrarsi attracca al
molo di speranze nascosto dall'agglomerato industriale, e la voce si fa
pesante e amplificata. In quasta sua raccolta, megastore poetico
acre e maturo, si delinea un tracciato mutevole di realtà, più che di
sensazioni.
Una tangibilità espansa, moltiplicata e frammentaria. Le costanti
certezze, le quali non tradiscono l'uomo (come invece fa il mondo che
esso stesso ha creato intorno a sé), sono il mare, gli autunni e i tempi
(la val d'Orcia). Plurime meraviglie frastornate s'impossessano del
poeta, o del creatore dell'attimo (nella sera d'ottobre), nell'ottobre
filtrato e negli ulivi. Gli affetti s'insinuano nel proprio ciottolato,
nelle voci tramandate dagli avi, veicolate da freddi penetranti, fino a
che ci si possa sentire "in assenza di tempo / a loro / più vicino"
(penetra nelle mie ossa il freddo).
Spesso viene messo in scena l'individualismo diffuso, dal personale al
collettivo (le foglie gialle di acacia a terra, cammino al paese).
L'età canuta si fa compagna del viaggio, della parte marginale
dell'ambiente, che si offre come principale fonte d'ispirazione per
delle azzeccate attinenze simboliche (i platani di piazza Mazzini).
L'età canuta, nella sua espressione, diviene paradossale, asimmetrica e
contrastante all'interno dei contesti sociali; per tale ragione,
maturano cambiamenti che virano dall'estetico all'intrinseco (tredicenne
mi pettinavo i capelli) e riflessioni sulle dimensioni terrene (scivolasti
dalla custodia).
Proprio quest'ultime affrontano il tema frequente della morte ("dovevi
morire perché mi accorgessi di te", scivolasti dalla custodia),
quasi sottilmente, per poi approdare in situazioni più concrete, con
amari ritorni alla condizione dell'anonimato e della solitaria, e per
questo deturpata, esistenza, "con la maschera della morte / calzante
sul viso / e il carnevale lontano" ( mi presentai un tardo pomeriggio);
ciò influisce nei numerosi incontri con l'altro e in alcuni rimorsi
relazionali (l'affisso murario, una sera davanti al supermercato, nei
riquadri di terra dei più, nella stessa ditta). Nelle rimembranze, i
giochi accompagnano le "gioie mutilate" dei collegi (si giocava su un
albero del collegio, della scuola dell'avviamento).
Tra i ricordi del collegio e paesaggi in ciclico decadimento,
si materializza l'opprimente presenza del mondo industriale, per il
quale avviene una "lunga e tediosa spoliazione / degli slanci della
mente" (improvvisamente nei collegi).
Il lavoro operaio farcisce le " cattedrali del deserto" di
risorse umane, nella terribile paura di rimanere fuori dalla memoria o,
meglio, nella persistenza di una malata memoria fatta di "altre
storie / che si consumano / si sovrappongono / sommandosi per diventare
numero / statistica" ( sono tornato dalle parti); la fabbrica, con
risonanze attuali, forgia personalità ( ho visto gente matura al
bordo, nei miei ultimi anni industriali) e si fa ingranaggio di un
meccanismo capitalistico senza scrupoli "per l'inafferrabile
progresso / tutto asservito / all'economia di mercato / in movimenti
preordinati / sul grigio asfalto incolonnati" ( gente condannata
dall'amianto).
Non mancano, così, lamenti per la propria condizione lavorativa, i
quali si rivelano inutili al cospetto di un ospizio obliato, "ultimo
stadio / rimprovero della nostra efficienza / della nostra bella
società" (ho visto all'ospizio).
Questa omissione d'impegni si riflette nel critico contorno
della metropoli e della terra ferita e alterata (l'aria purissima e
secca che espone, nella camminata al mare, il sole d'autunno).
Piero Simoni testimonia, al di là delle inferriate scomode, la genuinità (
era l'odore del pane ) e la speranza proprie della terra brulla,
anch'essa madre onnipresente e accogliente: "lo sguardo a lungo
sostenuto / ai campi lavorati della val d'Orcia / nella luce mutevole
del giorno / di ogni passaggio / ai colori collinari / al cielo / finché
il corpo e la mente arrendevoli / alla quiete" ( lo sguardo a lungo
sostenuto).
Poesie (autunno 2008), dunque, ha qualcosa di estremamente attuale,
testamentario e popolare, composto col sudore e con le mani:
Mani
in pasta, mani unte, mani libere.
(p.p)
FINE PUBBLICAZIONE Poesie - Autunno 2008
Inizio

Poesie 2007

In copertina: PIENZA - Pubblico passeggio
Poesie 2007 - gennaio
2010 - ISBN 978-88-89558-58-4
www.goldenpress.it
info@goldenpress.it
Golden Press - Via Polleri, 3 - 16125 Genova
Presentazione di Alessandro Mancuso al libro "poesie 2007", Golden
Press, 2010
C'è una cosa che il
progresso e la tecnologia, nella loro tracotanza d'innovazione
fagocitante e metamorfica, non riescono nemmeno a scalfire: il tempo.
Piero Simoni, che nella sua maturità osserva con sguardo sperduto, ma
ricco di un'inerzia vigorosa, gli ineluttabili cambiamenti del mondo,
pur considerandoli una controparte dell'anima, non indulge in
requisitorie lamentose, né in facili proclami contro il modernismo. Si
limita a colpirlo laddove esso è più debole, ovvero sul valore del
tempo.
I segni del tempo, infatti, che possono essere invariabilmente tanto
secoli quanto attimi, sono scritti sugli alberi, i tanti alberi che
fungono, nella presente opera, da raccordi tra la naturalità e
l'interiorità, tra il passaggio delle epoche e le fasi di un singolo
uomo; tali fasi, lette significativamente come in una biografia del
cuore, danno luce alle esperienze di vita radunandole non
nell'aneddotica ma nell'essenza di assoluto che ogni loro segmento porta
in sé.
Gli alberi ci sopravviveranno, parleranno di noi, quasi improbabili ma
fedeli custodi del nostro passaggio temporale e dei nostri stessi
ricordi, anche oltre il buio della memoria perduta. La poesia di Simoni
accende il lampo di questa memoria ad ogni passaggio, ad ogni verso
cristallino e odoroso, non certo per limitarsi a fermare su carta quanto
appartiene al suo passato, bensì per esaltarne le tracce portanti in
chiave universale. Ecco che molte delle liriche di questa raccolta
intitolata Poesie 2007, incantevoli, per ruvida armonia ritmica e
cura lessicale, costruiscono il loro canto intorno al rovello rinnovato
dai cicli stagionali, simboleggianti il percorso naturalmente ciclico
della vita: da figlia a fidanzata, a sposa, a madre, così come da
figlio, a padre, a nonno che ripercorre ogni tappa dell'esistenza negli
occhi del nipote, appunto in barba ai mutamenti esterni, transitori,
poco influenti, meno forti del respiro del vento, delle azioni da fare,
delle cose da scoprire.
D'accordo, il rapporto con il presente è stridente, non potrebbe essere
altrimenti; costituisce inevitabile attrito il confronto tra il
paesaggio di un tempo, spesso immutabile, e quello attuale in costante
trasformazione. E gli impegni allontanano dall'anima e dalle sue
illuminazioni, solcando uno iato profondo, fatto di esperienze di vita
incalzanti, pratiche e nemiche della contemplazione, tra il tempo
dell'osservazione abbacinata del ragazzino e quello della riposata e
disillusa considerazione dell'anziano; ma in tutto il corso della vita
sono solo i ricordi a mantenere attivo un contatto di cui non si può
fare a meno.
Attenzione però che nella poetica di Piero Simoni i ricordi non sono
quelle melensaggini di finzioni, di inganno che perpetriamo ai nostri
stessi danni, per indorarci autonomamente una pillola imbelle, come
fanno i troppi gonzi che, colpevoli, non sanno di poesia; oppure come
vorrebbe la filosofia delle canzonette, o certa psicologia d'accatto,
improvvisata bestialmente sulle riviste patinate e nei salotti
televisivi. I ricordi, sembra affermare Simoni, sono anche le immagini
dure del nostro passato che ci portiamo dentro. Il poeta, con sintesi
algida che costituisce inconfondibile peculiarità di stile, a guisa di
firma espressiva certificata dal suo più che trentennale percorso di
ricerca artistica, dedica tratteggi rapidi alla rievocazione per
segmenti di una possibile autobiografia; sono vere istantanee del cuore,
indelebili nella loro crudezza e nella forza dell'osservazione di chi sa
dare valore al proprio sguardo, allenato in tutte le epoche della vita a
cogliere profumi e tagli di luce, incanti e miserie, laddove chiunque
altro legge solo l'apatia della quotidianità.
Pensiamo alla "rivolta" di Anselmo "(...) a lavorare l'orto e la vigna
/ con un panino e il vino / per tornare la sera in città / in famiglia /
nell'età caotica dell'automobile / solitario e fuori dal tempo /
felice", simbolo efficace della resistenza al tempo, legato alla
terra, alla sua bicicletta, in barba al caos che ha intorno; il concetto
viene poi precisato nell'atmosfera e negli afrori inconfondibili della
"bottega del ciclista", come si chiamava colui che riparava le
biciclette, fino a qualche anno fa in ogni borgo, in ogni quartiere, ed
oggi così raro e così cambiato,così asettico e simile a qualunque
anonimo centro di autoricambi.
Campeggia robusto anche il tema del viaggio, nell'opera di Simoni; a
scandirlo sono i luoghi di passaggio quali le stazioncine periferiche, o
la stessa nave per chi è "imbarcato" e si trova un po' in un luogo e un
po' in transito, oscillante tra due punti del suo destino, nell'amara
illusione di possederne uno che non è spazio ma è "inutilità" del tempo.
Si tratta di intervalli che scandiscono i sentimenti, l'affetto materno
come nido per il cucciolo pensante, oppure l'amore come sublimazione
della vita per il giovane adulto. Ancora odori, dai mezzi di trasporto
del passato, sapidi di nafta a saturare l'aria, e poi dalla fabbrica,
che Simoni, con intenzione, insiste a chiamare "industria", a
sottolineare che non si tratta i storia personale ma di passaggio
fondamentale della storia di un'epoca, della storia dell'umanità.
Simbolo del recupero del punto di osservazione personale, con tutto ciò
che gli sta alle spalle e dentro, è la cassetta dei colori, anch'essa
dotata di un suo profumo persistente e uguale a se stesso negli anni,
compagna di tanti momenti dell'esistenza, di tante occasioni ed
esperienze, filo rosso che collega spazi e luoghi attraversati
dall'individuo, quindi spia dell'anima, testimonianza di unicità pur
attraverso i mutamenti del tempo e della vita.
Chiudono il quadro le stupende vedute della Val d'Orcia, ancora intrise di
rapporto con il passato e l'autobiografia, in quanto si tratta comunque
di visioni interiori, filtrate dal sapore con cui venivano percepite dal
fanciullo, dal giovane, prima dell'avventura, dei viaggi, del mare,
ossia dell'"allontanamento dell'eroe". Nulla di eroico vi è però in
questo viaggio, a differenza di ciò che la struttura immutabile e
ripetitiva delle fiabe ci ha abituato a considerare: perché l'eroe
conosce sconfitte di uomini, imposizioni padronali, sottomissioni agli
"uomini delle amministrazioni", vessazioni umilianti e coscienza
profonda dell'inutilità di certi affanni rispetto al "vero" delle cose,
che è la "realtà del sogno", il ricordo che tiene desti, vivi, lontani
dall'annichilimento e dal sospetto di effettiva vanità del tutto.
Tutto ciò nella consapevolezza responsabile che, così come al cane
lasciato lunghi pomeriggi in solitudine nello spazio davanti casa,
neanche a noi "è dato di scegliere il sole del giorno". Ma questo, per
il poeta, non è il punto di arrivo, bensì il vero pungolo ad
intraprendere il viaggio, in bilico sempre tra i ricordi e il presente.
Alessandro Mancuso
Segnalazione al Premio Editoriale "L'Incontro" - XIV Edizione 2009,
organizzato dalla Golden Press di Genova, per
la raccolta di poesie inedite dal titolo "Poesie 2007", con
questa motivazione:
"Raccolta di quadretti
fulminei e sovente d'incantevole bellezza, di ruvida armonia ritmica e
lessicale, con riferimenti - nelle atmosfere create dall'accosto tra il
dato di partenza e la snella riflessione - alla miglior stagione poetica
del Novecento italiano, Poesie 2007 appare davvero una sorta di
autobiografia per segmenti, dell'anima come dell'esperienza di vita.."
Nota di lettura di Ivano
Mugnaini a "Poesie 2007" di Piero Simoni, Golden Press, Genova 2010
Poesie 2007, libro
edito da Golden Press di Genova, è una delle tappe dell'itinerario
poetico di Piero Simoni, coerente a se stesso, nell'impostazione, nel
tono e nel ritmo, nel progetto decennale di ritagliare nella pagina uno
spazio espressivo per il proprio tempo, vissuto, percepito, scrutato con
attenzione, a volte con disagio, ma senza smettere di osservare e di
annotare. Questo libro si inserisce, come detto, nel solco della
produzione di Simoni degli ultimi anni, abbondante, copiosa. Ma, con
sprazzi esuberanti, questo volume esce dai binari e si ritaglia una
propria area di competenza, un ambito specifico. Ci sono, in alcune
poesie, riferimenti al contrasto arcano e decisivo, intimamente
significativo, tra la vecchiaia e l'infanzia. Il libro contiene varie
poesie in cui il poeta entra a contatto con l'immediatezza dei bambini,
e sente penetrare nella scorza coriacea degli anni una luce. Il tema qui
esposto si prestava al rischio della retorica; ma Simoni è poeta che non
scrive per sbalordire o attrarre a qualunque costo. Ha saputo quindi
esprimere ciò che sentiva con la stessa naturalezza con cui parla degli
alberi, del loro crescere e morire, nei boschi e lungo le strade
cittadine.
La sincerità dell'autore è rigorosa, essenziale. Non si perde in moine,
Simoni; utilizza i versi per rafforzare passo dopo passo il confine tra
vita e non-vita, tra ciò che ama e ciò che lo opprime. E la sua età,
assieme alla indole innata, lo rendono schietto, diretto, mai aggressivo
ma, allo stesso modo, mai incline al compromesso. Ne emerge un libro
che, come la cassetta di colori conservata a dispetto del tempo citata
in una lirica del libro, continua a creare, operando necessari e vitali
contrasti: separando i ritmi alieni, la città, la frenesia moderna, da
ciò che ancora respira autentico e tenace, come un albero che ha
osservato lo scorrere degli anni, discernendo con cura gli istanti di
gioia umana dal dolore che affligge ed aliena.
Ivano Mugnaini
FINE PUBBLICAZIONE Poesie 2007
Inizio

Poeti e Novellieri
Contemporanei - ed. 2009 -

Golden Press - novembre 2009
www.goldenpress.it
info@goldenpress.it
Via Polleri 3 - 16125 Genova
Presente nell'antologia
POETI E NOVELLIERI CONTEMPORANEI , edizione 2009 della Golden Press, con
questa motivazione :
Lo spirito lirico nasce
dallo stupore innamorato con cui, senza accorgersi, si osservano i
luoghi, i personaggi, i colori nei quali si inizia a correre la strada
dell'esistenza; questo sembra dirci Piero Simoni nella presente breve
antologia di cinque liriche tratte da una sua importante raccolta
poetica. Se è vero che ciascuno ha cura dei propri ricordi e accarezza
il sogno delle proprie venture passate, è altrettanto vero che solo il
poeta possiede strumenti adeguati, linguistici, per fare della normale
nostalgia l'affresco di un eden personale, di un panorama da idillio,
come nelle pagine che seguono.
FINE PUBBLICAZIONE Poeti e Novellieri
Contemporanei 2009
Inizio

La Nazione 27 marzo 2009

LA NAZIONE - 27 marzo 2009
(Livorno)
FINE PUBBLICAZIONE La Nazione 27 marzo 2009
Inizio

Anomia
Nota di Ivano Mugnaini
riguardante i libri di poesia di Piero Simoni contraddistinti dal titolo
ANOMIA. (07/10/2009)
E' tenace e coerente il
progetto condotto da Piero Simoni nei vari libri di cui è autore,
contraddistinti dal titolo "Anomia" e differenziati l'uno dall'altro
dalle date di composizione, come bottiglie di vino, o come giornali di
bordo della traversata esistenziale attraverso vari momenti e varie
epoche, della vita individuale e di quelli della società intera, del
mondo. Il primo segnale utile, tutt'altro che casuale, si trova proprio
in quel titolo ossessivamente ricercato, ripetuto e rinnovato: "Anomia",
sta per "non regolare", qualcosa che sfugge, cambia rotta rispetto alla
quotidianità, cercando un cammino autonomo. Il titolo rispecchia dunque
la volontà costante di tenersi a lato del flusso principale e dilagante
dell'esistere, senza tuttavia rinunciare a prendere nota dei momenti
osservati e percepiti, per analogia e per contrasto. L'esercizio della
memoria, dunque, come un quadro visto da altre prospettive, e dipinto
tramite chiaroscuri, per cogliere altri dettagli ed altre sfumature.
Il mezzo tecnico privilegiato
con cui Simoni opera questa sua registrazione di eventi e mutamenti è la
poesia, un verso asciutto, disincantato, in cui l'emozione, ma anche il
disappunto, la critica civile e sociale, nascono sottovoce, per poi
gridare il senso e l'assenza di senso delle situazioni osservate in un
dettaglio sottile ma essenziale, una parola in controtempo e
controcanto, una nota che contrasta o raccoglie in sé un'intera
esperienza di vita interiore che si contrappone alla trionfante
esteriorità. Un lavoro ampio e coraggioso, quello di Simoni, basato
anche su modelli solidi: Musil, Svevo, Proust, Saba e Penna. Un'attività
poetica tenace, quella di Simoni, che lo porta ad usare la poesia come
metro di riferimento, e come argine contro la corrosione del tempo e
contro le brutture e le violenze di ogni epoca. I.M. (07/10/2009)
FINE PUBBLICAZIONE Anomia
Inizio

Anomia 2003

In copertina: Sulla luce, l'ombra, il dinamismo... (foglio da
disegno sospeso) di Piero Simoni 2005
Anomia (2003)
ottobre 2008
www.tatiedizioni.it
tatiedizioni@yahoo.it
TA.TI. Edizioni - Via Silvio Pellico, 32 - 22070 Limido Comasco (CO)
Prefazione di MARTINA
MAFFI al libro ANOMIA 2003°, TA.TI Edizioni, 2008:
La poetica del Simoni è
essenziale ed icastica, frammentata, ma magicamente unita; tutto è
ridotto al necessario e, senza elementi pletorici o giri di parole,
colpisce direttamente il lettore provocando un brivido emozionale. I
sentimenti e le sensazioni del poeta non sono narrati e non appartengono
a un passato che fu, ma si presentano come istantanee fotografiche che
danno emozioni vere e presenti all'osservatore-lettore: pare, infatti,
di vedere i vecchi platani, i cipressi, le distese vibranti di papaveri
e di sentire l'odore dei camini o il calore delle stufe a legna. Ci sono
anche immagini che parlano di sentimenti profondi e di affetti
indefettibili, come quella di un pullman che si allontana, o quella del
ritrovamento di un foglietto dalla scrittura ormai tremula, che rendono
vivo e pulsante l'amore del poeta per la madre che solo fisicamente non
è più con lui.
Anomia, come il titolo lascia intuire, vuole essere una poetica di
denuncia contro una società dove il progresso non solo ha violentato i
paesaggi, ma ha profanato l'essere umano nei suoi valori primari e lo ha
reso indifferente verso chi non è più in grado di produrre, ad esempio,
gli anziani "depositati negli ospizi" e "dimenticati dai figli" perché
non servono più. Una società basata sulla logica del fare per possedere,
piuttosto che su quella dell'essere, non piace a Simoni, che la osserva
con acribia e grande attenzione, ma con voluto distacco preferisce
allontanarsene per "vivere" a contatto con la natura e in un mondo dal
sapore antico, ma vero. Le riflessioni dell'autore sulla realtà dei
tempi moderni non si impongono con faziosità, ma sono semplici
descrizioni di ciò che non può non vedere: paesaggi deturpati,
solitudine, lavoratori dai fisici usurati e malati dopo anni di duro
lavoro in ambienti inquinati e malsani. Leggendo queste poesie, una
domanda sorge spontanea: quale benessere, quale sicurezza ha creato il
progresso, se basta un niente, un banale incidente, un black out, a
creare ovunque il caos, a far saltare finti equilibri e porre l'uomo in
"un'attesa impotente"?
Simoni non fa domande e non dà risposte agli altri, ma ha trovato una
risposta per se stesso: vuole vivere a contatto con la natura e, nella
sua poesia, riesce a farci sentire questo grande amore.
Martina Maffi
Recensione di ALESSIA
TAVELLA, apparsa sul n° 17 della rivista Poeti e Poesia agosto 2009, al testo di ANOMIA 2003°, TA.TI. Edizioni, 2008:
Il poeta adotta un verso
breve e asciutto come fosse una macchina fotografica che cattura
istantanee di realtà, fotogrammi di senso nei quali cercare avidamente
l'essenziale. Il lettore si emoziona in maniera subitanea e vive
immediatamente una vera e propria esperienza sensoriale delle
descrizioni paesaggistiche, riportate magistralmente in questi versi
legnosi e persistenti. Non solo paesaggi e ambienti però, ma anche
sentimenti e affetti che si snodano sottilmente tra una descrizione e
l'altra. Sentimenti anche di dolorosa denuncia nei confronti di una
società che fa del progresso uno strumento di violenza e usurpazione, di
degenerazione e annichilimento, che genera indifferenza e intolleranza.
Le dinamiche materialistiche che la caratterizzano sono riuscite a
soppiantare e a far tacere i valori umani che il poeta cerca di
risvegliare, inserendosi in un contesto il più possibile naturale e
antico. Non ci sono domande né risposte, ma soltanto la sensazione
nitida di aver trovato una strada da percorrere, quella dell'amore e
della bellezza di una vita semplice a contatto con la natura.
Alessia Tavella
FINE PUBBLICAZIONE Anomia 2003
Inizio

Anomia 1995 - 1998

In copertina: sulla luce, l'ombra, il dinamismo...(fogli da
disegno sospesi) Piero Simoni 2005
Anomia (1995 - 1998)
febbraio 2009
www.goldenpress.it
info@goldenpress.it
Golden Press - Via Polleri, 3 - 16125 Genova
Vincitore
del Premio editoriale "L'Incontro", XIII edizione 2008 con la raccolta
di poesie Anomia (1995 - 1998), pubblicato dalla stessa casa editrice
Golden Press di Genova, organizzatrice del premio, con la seguente
motivazione:
"Una raccolta che si snoda
tra composizioni ora brevi ed ora brevissime, cariche di fulminee
riflessioni sul cammino di un uomo in un contesto di lavoro, di affetti,
di quotidianità semplice, di impronte date ai pensieri dal ritmo delle
stagioni, che ne suggellano i contorni e legano alla vita il pensiero,
il tempo ed il destino fornendo una possibile, unica e ultima, fuga
dall'anonimato opprimente della condizione contemporanea."



LA NAZIONE 3 ottobre 2008 (Livorno)

IL TIRRENO
8 ottobre 2008 (Livorno)

IL CENTRO Anno X n° 83 novembre 2008
Recensione di Valeria
Terzi pubblicata su "Poeti e Poesia" (Mappe e Percorsi), N. 21 -dicembre
2010, ed. Pagine

Poeti e
Poesia (Mappe e Percorsi ISSN 2035-9535)
N° 21 - dicembre 2010
Pagine - Via Gualtiero Serafino, 8 - 00136 Roma
poesia@pagine.net
www.pagine.net
Sin dalla lettura delle
prime pagine della silloge, sembra di sentire il crepitio delle foglie
secche sotto le ruote di una bicicletta che scorre lentamente lungo
sentieri avvolti dalla bruma del mattino, tra profumi muschiati. Piero
Simoni ci regala una raccolta di poesia che emoziona. Belle le immagini
che si delineano, sorprendentemente palpabili. Versi sintetici, asciutti
che svelano le profonde meditazioni dell'autore, in una sorta di "testa
a testa" (in francese nel testo) con la sua anima, a cui fa da
sfondo una natura benevola, sempre complice nelle sue fughe
dall'opprimente quotidianità, leitmotiv dell'intero componimento.
L'anonimato della città, i tempi scanditi e sempre uguali del lavoro, la
frenesia del vivere di ogni giorno infondono nel poeta un'esasperata
ricerca di evasione, un continuo anelare verso "la vita quieta/il
pane buono del fornaio/le passeggiate nella campagna intorno/le ore
lente scandite dal duomo/una pace interiore". Versi di ispirazione
intimistica si alternano a versi gravidi di compassione umana per i
propri simili, schiacciati da un'ineluttabile condizione di
sottomissione "come i papaveri al bordo di un campo/come lo sono
tanti emarginati/che appaiono sconfitti/relitti della società/ma che
forse sono i nuovi giusti".
Valeria Terzi
FINE PUBBLICAZIONE Anomia 1995 - 1998
Inizio

Poeti e Novellieri Contemporanei
2008

Golden Press - ottobre 2008
www.goldenpress.it
info@goldenpress.it
Via Polleri 3 - 16125 Genova
Presente nell'antologia
POETI E NOVELLIERI CONTEMPORANEI , edizione 2008 della Golden Press, con
questa motivazione :
Cinque
quadretti essenziali, di grande pulizia espressiva, da centellinare
verso per verso, nella quiete dell'osservazione, nella lentezza delle
loro molteplici risultanti poetiche. Il canto di Piero Simoni è
pittorico e interiore insieme; le cose si raccontano da sé, in tocchi
lievissimi ed estremamente efficaci, quasi didascalie artistiche per un
percorso affettuoso della vista, delle immagini da toccare con lo
spirito, dalle quali lasciarsi trasportare verso il panorama dei propri
ricordi.
FINE PUBBLICAZIONE Poeti e Novellieri
Contemporanei 2008
Inizio

Anomia 2005

Anomia (2005) di Piero Simoni
novembre 2008 - ISBN 978-88-95880-12-9
www.editrice-leonida.com
leonidaedizioni@libero.it
Leonida Edizioni - Via S. Nicola Strozzi, 47 - 89135
Reggio Calabria
Prefazione del libro ANOMIA
(2005), del critico Domenica Moscato, edito dalla Casa editrice "Leonida":
Piero Simoni è un
poeta della vita, della quotidianità egli raccoglie le situazioni, i
momenti di tutti i giorni e ce li restituisce purificati dal superfluo,
ridotti all'essenziale, presentati nella loro scarna verità.
Ma quest'autore è anche un poeta delle emozioni, del senso del tempo,
della memoria: la sua poesia è il canto di un'anima eletta che si serve
di parole e versi limpidi per esprimere il proprio mondo interiore. Il
tempo soprattutto viene più volte evocato come il luogo dei ricordi
della fanciullezza, degli amici, della figura materna e degli affetti
contemporanei. Spazio in cui tutto questo finisce inevitabilmente per
perdersi, assistiamo allora alla formazione di un tempo interiorizzato,
piccolo cassetto del cuore in cui tutto resta eterno ed immutabile, per
sempre compagno di vita.
Le liriche di quest'opera nascono dalla fusione della particolare
capacità dell'autore di "sentire" il mondo con gli occhi del cuore e
dalla sua innata capacità di trasporre tutto ciò in versi che sembrano
sgorgare senza alcun affanno ma che con magistrale chiarezza raggiungono
immediatamente il lettore rendendolo partecipe del componimento stesso,
e non più semplice spettatore.
Nella
silloge sono presenti i più svariati temi, da quelli poco sopra
descritti alla ricerca di consolazione in un paesaggio intensamente liricizzato nel quale il poeta proietta i moti del suo animo. Tra
i luoghi naturali privilegiati il mare diventa lo spazio in cui
riversare le proprie emozioni: la solitudine, l'amore, la beatitudine,
la ricchezze la bellezza.
Il fulcro di tutta l'opera può farsi coincidere con il sentimento
del contrasto tra il modo di vivere la propria individualità e i modelli
di omologazione collettiva proposti dalla società di massa. Piero Simoni
proviene da una vita lavorativa nel mondo dell'industria, conosce bene
dunque quei processi di spersonalizzazione che la moderna civiltà
postindustriale trascina dietro di sé, una società che schiaccia la
sofferenza individuale e il bisogno d'amore di ogni uomo, un bisogno che
mal concepito e mal vissuto si traduce poi nella grande percentuale di
divorzi dei nostri giorni, nella solitudine che spesso diventa la sola
compagna di vita degli anziani.
Connaturale a questa è un'altra dicotomia, quella campagna-città. In
Simoni la terra è madre, essa è rappresentata dal paese, luogo dello
spazio che simboleggia il legame indissolubile tra l'uomo e le sue
radici primitive; la campagna è il luogo mitico di un benessere
guadagnato con il sudore della propria fronte, vivendo sempre a contatto
con quegli elementi naturali che sono parte di noi stessi
la terra madre
con il suo calore
e le sue stagioni
mescolati agli alberi
come suoi figli
non si è mai soli
La città è invece
vissuta sempre più come luogo di perdizione, del rischio, della
confusione. L'idea di una discontinuità dei comportamenti umani rispetto
al territorio è molto forte: la bontà si ritrova tornando alle
origini, al paese e non un paese in senso lato, ma la Val d'Orcia, terra
alla quale il poeta è legato da profondo affetto
da adulto ho scoperto il
paese
l'ho fatto mio
ed anch'io oggi
mi porto
nelle vie chiassose della città
il segreto di un'aria
L'eleganza di questi
versi e il sapiente uso della lingua per descrivere immagini
profondamente interiorizzate donano alle liriche di Simoni una
particolare grazia che raggiunge i nostri sensi e il nostro cuore,
facendoci
ancora credere che in un mondo sempre più dominato dalla velocità
e dalla superficialità e spesso segnato dall'orrore della violenza e
dell'odio la poesia non ha ancora perso la sua capacità di costituire un
punto di riferimento spirituale e ideale per l'uomo.
Enica Moscato

IL CENTRO - marzo 2009
(Livorno)
Recensione di Maurizio Piccirillo al libro di poesie ANOMIA (2005),
pubblicato dalla Leonida nel 2008,apparsa sul periodico Il Centro di
Livorno, n° 87, marzo 2009:
Tra i numerosi libri che
giungono in redazione uno mi ha colpito in modo particolare. Si tratta
di un agile volumetto di poesie dal titolo "ANOMIA" edito dalla Leonida
Edizioni dell'autore toscano Piero Simoni. La prima cosa che si nota è
senz'altro la versione grafica scelta dal poeta. L'assenza di
punteggiatura, di titoli e delle maiuscole. Per quanto poi riguarda la
composizione dei versi sono in forma libera e di estrema brevità. Tutto
questo è interessante, affascinante e non stanca certo la lettura. La
tematica affrontata è la quotidianità dell'uomo comune che vive ed
osserva la sua esistenza in mezzo alla gente e alle loro difficoltà. Dai
versi si evince anche lo stretto legame con il proprio territorio che si
snoda tra Livorno, sua città natale, la val d'Orcia ed infine la
bellissima e storica Pienza, suo paese adottivo. Altro aspetto che
caratterizza l'opera è senza dubbio la sintesi delle immagini che il
lettore può trarre e l'essenzialità che l'autore smista sapientemente
tra i versi. Senza dubbio un libro gradevole che appassiona per la sua
vicinanza alle persone e alle cose semplici che ci stanno intorno e ci
accompagnano durante le nostre giornate.
mi volto
per un ultimo sguardo al mare
alla bella terrazza Mascagni
nel giorno assolato di gennaio
un brulichio di punti neri
come formiche
sono uomini
Recensione della dott.ssa Celeste Napolitano al libro di poesie
ANOMIA (2005), edito dalla Leonida Edizioni:
Anomia (di Piero Simoni)
Anomia è un
piacevole incontro a metà strada... l'incontro tra il tempo che fu,
dolcemente ricomparso nel silenzio malinconico di un profumo d'autunno,
e il tempo dell'adesso, dello sguardo retrospettivo, dell'intera storia
della vita di un uomo cristallizzatasi in un attimo di profonda poesia. Anomia è lo sguardo raffinato che il presente getta sulla memoria,
registrando le emozioni del bambino di allora e le osservazioni mature
dell'adulto di oggi, mescolate insieme, senza gerarchie di sorta, in un
vortice di instancabile ricerca della sfumatura che funga da filtro.
Anomia è "... una finestra e un segreto sentire",finestra gentile,
generosa nello spettacolo che offre a noi lettori affascinati, occhio
silenzioso, sempre misurato, che ci accompagna con passo felpato e
cadenzato tra le pieghe dell'intima esistenza del poeta, passeggiando
per i suoi luoghi dell'anima come se fossero i nostri:
appena maggiorenne
ho badato molto ai vestiti
all'intonazione dei colori
alla moda del momento
con i capelli sempre lavorati
quasi consumati
e mai pienamente accettati
con l'età avanzata
ho badato meno agli abiti
accettandomi con i pochi capelli bianchi
e davanti allo specchio
finalmente
ho cominciato a guardarmi dentro
L'uso sapiente di un linguaggio immediato eppure efficace riesce a
donare al lettore la capacità dell'immedesimazione, di rivivere quelle
stesse atmosfere, ricche di caldi odori di vita trascorsa: di pioggia e
campagna bagnata, di tamerici e di acacia, di foglie calpestate e di
tramonti, di sorrisi e di festa.
Tutt'intorno, la gemmea aria ci appare familiare e i luoghi del poeta
pare ci appartengano da sempre: le strade di Pienza e i campi della Val
d'Orcia, le campagne abbondanti di frutti e di profumi, il mare inquieto
o foriero di pace e silenzio.
La scrittura, scevra dalle costrizioni talvolta austere volute dall'uso
della punteggiatura, e spesso deliziosamente dicotomica dal punto di
vista concettuale, ci apre un universo parallelo nel quale si scorge il
poeta muoversi nel mondo con un garbo deciso:
finché vecchio sono stato
libero
tentennante nei movimenti
incapace di correre
e sentirmi felice del
vento nel viso
del sole accecante negli
occhi
come facevo da bimbo
Anomia è un accattivante sistema per equilibrare gli opposti,per creare
armonia laddove ne occorra, per scompaginare gli anfratti del cuore che
tentano di sfuggire al fluido divenire delle emozioni, per ricordarci
che il primo atomo della nostra società è inevitabilmente costituito
dalla nostra preziosissima individualità:
noi che passiamo
senza avvedercene
soltanto dentro la nostra
presenza
Un microcosmo emozionale. L'avvincente storia poetica di un altrove. Il
gioco di una memoria che fa lo sgambetto al presente...tutto questo, e
molto altro ancora, è Anomia...
Celeste Napolitano


IL TIRRENO (Pisa) 29 maggio 2009

LA NAZIONE 29 maggio 2009 (Pisa)

Piero Simoni (2009)
Nota di lettura di
Valeria Serofilli alla poetica di Piero Simoni, con particolare
riferimento al volume Anomia 2005 (Leonida Edizioni, Reggio Calabria
2008).
La produzione
letteraria di Piero Simoni, che copre un arco di circa quarantanni,si
caratterizza per la coerenza di
alcune tematiche che ricorrono con particolare assiduità, costituendo un
autentico fil rouge.Già nella silloge I sassi che
raccolgo, 3° premio Città di Bolzano 1976, emerge le presenza del
mare, tema che si ricollega anche alla biografia dell'autore, per molti
anni lavoratore marittimo.
Il mare, per Simoni, non è solo fonte di ispirazione ma anche luogo
sacro da difendere il più possibile dalle aggressioni esterne, l'ultimo
baluardo naturale che conserva delle parti ancora incontaminate, come
emerge da un articolo scritto per la Nazione di Livorno nel 27 marzo di
quest'anno.
Scrive Simoni
<< l'estate di mare / col sapore dei cocomeri / con il sole grande / e
rosso al tramonto...>> ( da Anomia 95 - 98,
p. 33). E ancora << ogni giorno vengo ai nostri appuntamenti / per
ascoltare la tua voce azzurra / o mare di Livorno >> ( da I sassi che
raccolgo, p. 13 ).
Altra tematica ricorrente è
quella della cara Livorno, città natale dell'autore, che diventa allo
stesso tempo luogo concreto e simbolico e che Simoni preferisce
d'inverno << quando la gente non affolla le tue strade / quando gli
alberi sono vestiti di festa / quando le macchine di più sostano >> ( da
I sassi che raccolgo, p. 33 ).
Coerentemente con questa tematica l'autore ha trovato un'altra patria
elettiva quale la tranquilla Val d'Orcia e in particolare la bellissima
e storica Pienza, città ideale,costruita con criteri architettonici di
pace e di armonia.
Altro tema caro all'autore e molto presente anche nel volume oggi
presentato è quello degli anziani, metafora del tempo che passa,
depositari della saggezza, e del quotidiano lavoro dell'uomo comune come
attaccamento all'esistenza, nonostante la fragilità del tempo:
<< La saggezza degli anziani / che hanno il tempo per pensare / ed hanno
esperienza>>; << I vecchi al paese / a scrutar dalla finestra >>(p. 116
dell'antologia degli Autori vari pubblicata da Aletti nel 2008); << I
vecchi tetti a tegole / assemblati nelle case di paese / sulla
collina>>, o quelli << dall'ospizio più povero >>, oppure << i vecchi
del paese modellati secondo le usanze che si portano via le storie...>>
(da Anomia 2005).
Dal punto di vista strettamente formale il testo è caratterizzato
dall'assenza della titolazione così come della punteggiatura e
dell'enjambement.
Il senso del verso è infatti concluso ogni volta in sé.
Come ideale contraltare oltre al mare è presente anche la terra, così
ferma nell'inverno da rimandare alla meditazione interiore ( Anomia
2005) o nella metafora di un sasso che l'autore raccoglie per
vestirlo di colore ( da I sassi che raccolgo, p.35 ) o della
pietra in cui immedesimarsi per sopravvivere alla corrosione del tempo:
<< Vorrei essere anche il peggior uomo / vorrei essere un cane o una
pietra / comunque / vorrei essere qualcosa >> ( da I sassi (...)
cit.,p.55 ).
Si legge a p. 49 di Anomia 2005: << I sassi levigati dal mare
così sinuosi e odorosi (...) le pietre dei muratori ad una ad una
fermate con il cemento >>.
Per concludere la poesia di
Piero Simoni, tramite un verso semplice e spesso coinciso ed icastico,
veicola pensieri e valori profondi, radicati nella terra, come il titolo
di una delle sue sillogi più efficaci I sassi che raccolgo,
che si distingue anche per il titolo, l'unico che non si inserisce nel
solco della lunga successione di volumi contraddistinti dalla stessa
titolazione quale Anomia. I volumi non potevano infatti avere dei
titoli separati dovendo costituire un'unica narrazione dettata dalla
voce interiore di Simoni.
E' questo anche il titolo del libro oggi specificatamente trattato,
edito da Leonida Edizioni di Reggio Calabria, che si pone ad ulteriore
conferma del percorso artistico, letterario ed umano dell'autore.
Valeria Serofilli
FINE PUBBLICAZIONE Anomia 2005
Inizio

Anomia (1999 - 2000)

Copertina: sulla luce, l'ombra, il dinamismo...(fogli da disegno sospesi),
di Piero Simoni
Anomia (1999 - 2000)
luglio 2009 - ISBN 978-88-7680-937-8
www.alettieditore.it
info@alettieditore.it
Aletti Editore - Via Palermo, 29 - 00012 Villalba di Guidonia (RM)
Prefazione di Caterina
Aletti, critico della Casa Editrice Aletti Editore, ad "Anomia" (1999 - 2000):
E' una poetica evocatrice e portatrice di ricordi, quella ripercorsa in
questi brevi versi.
L'esperienza passata si fa nitida in poesia, portando con sé tutte le
emozioni e sensazioni tattili, olfattive, visive, come cristallizzate
nella pellicola della memoria e pertanto indelebili alla cimosa degli
anni che avanzano, presente.
Il poeta è consapevole che nulla può opporre, se non per fermare,
quantomeno per rallentare la corsa del Tempo, ma può trovare conforto
nel ripiegarsi sui valori acquisiti, sugli affetti conosciuti ed
esperiti e,dunque, nel rivestire di valore l'esperienza di vita, unica
consolazione di fronte alla constatazione dell'impotenza umana
Non a caso molte liriche sono rivolte alla madre, con gratitudine, non
solo in quanto genitrice, ma anche perché, nel passare il testimone al
figlio, trasferisce il proprio amorevole sapere e le direttive per la
nuova vita. Ogni individuo, soltanto nel riconoscere in sé i gesti, le
credenze, le abitudini, appartenute a chi è stato prima, è in grado di
sopportare agevolmente il peso della solitudine.
Rimanendo in campo semantico, vi è un'esortazione a non considerare la
singola esistenza come spaiata, ma espressione di una continuità
temporale, che unisce le fasi del tempo tra passato, presente e futuro,
e di una unità spaziale, in cui l'uomo risulta una piccola parte di una
totalità che lo trascende, e che è data dalla natura.
Simoni, tuttavia, ha piena coscienza di quanto la sua visione
dell'umanità sia in controtendenza rispetto ai tempi che viviamo; ( da
qui la scelta del titolo Anomia, che
sta per non regolare ).
A lui non sfugge lo strappo prodotto
dall'epoca industriale che, volta unicamente al progresso, debilita le
nostre percezioni e limita i sensi.
Il rimpianto per la perdita dell'originaria armonia tra uomo, natura e
tradizione, è espresso in modo particolare nelle liriche che
contrappongono il lavoro manuale della terra a quello industriale della
fabbrica. Da un lato, vi è il contatto con la natura, palpabile, dove
anche il sudore del lavorare la terra è essenza di vita. Dall'altra, vi
è l'alienazione del lavoro industriale che, nella ripetizione di
gesti meccanici, tramuta i lavoratore in appendici delle macchine. La critica al progresso è ribadita anche dalla contrapposizione tra la
vita di città e quella di paese. Nella prima c'è la vita
in società, in cui gli individui vivono separati, spesso in
tensione gli uni con gli altri e dove ogni tentativo di entrare nella
sfera privata viene percepito come un'intrusione; nella seconda c'è
quella in comunità, dove i legami sono improntati a solidarietà,
intimità, riconoscenza e condivisione di linguaggi, significati e spazi.
In passato era l'incanto, negli anni attuali è il disincanto.
E' chiaro, infatti, che l'uomo, soltanto se è padrone di se stesso, può
indirizzarsi verso un futuro consapevole, non subìto, ed evitare così
che il progresso si traduca paradossalmente in sconfitta.
Simoni, inoltre, si denuda dalle frivolezze dell'apparire che vengono
sempre più mascherate sotto forma di bisogni, per liberare il suo
spirito alla ricerca del fine autentico dell'esistere, possibile
soltanto se si coltiva l'interiorità.
E, in sintonia con le tematiche illustrate, sceglie un verso che sia
privo di artificiosità, attraverso un linguaggio chiaro e immediato,
quasi a volersi sottrarre dall'ambiguità della parola, comunque sempre
polisenso, in un tentativo di fare, anche della poesia, vera
condivisione.
Caterina Aletti
FINE PUBBLICAZIONE Anomia(1999 - 2000)
Inizio

Al paese

"AL PAESE" di Piero
Simoni
stampato nel mese di gennaio
1980 con ciclo proprio
da una lettera di Claudio
Asciuti del 25 novembre 1980
..l'una strutturalmente
ermetica, post ermetica, niebiana, soffusa di colori pastello, di
algolagnie bipolari, di melò tardivo, di sospiri e singhiozzi, a sfondo
personale, intimistica, con sovrabbondanza di aggettivazione e
nominazione ' lirica ' (sole - amore - cuore - fiore - solo - volo -
universo - infinito etcc.), mentre ne esiste una seconda,
fondamentalmente ' progressiva ', modulata sui tempi e sui temi moderni,
con scarti e sconnessioni, mascherata da poesia sperimentale, ritmata
sui vuoti di oggi, piuttosto schizoide, debitrice in egual misura ai
beat e a Sanguineti.
Queste due funzioni
poetiche, oltre che disturbarci, non fanno altro che riaffermare, in
altre sedi, la inutilità del discorso poetico così come viene fatto,
utilizzando questi stilemi e questo modo di esercizio. Ben vengano
quindi i tentativi di creare della poesia che si distacchi dai consunti
stereotipi attraverso il quale la produzione poetica si esplica, nella
sua quasi totalità, attraverso miliardi di pagine di carta stampata che
si ribaltano addosso (e qui sta il bello)non a tanti dello stesso
materiale sparsi, ma a pochi che finiscono con l'essere i
naturali destinatari di questa cartacea invasione privilegiando sé
stessi come oggetto di discorso e ordinando il 'silenzio del testo di
tutti coloro che, vuoi per un motivo o per l'altro, ne rimangono
esclusi.
Lo stesso discorso è
valido per le tue poesie. L'interessante, nel parlare delle poesie di
qualcuno, è dato soprattutto dal fatto di non conoscerlo se non
attraverso ciò che scrive: in questo spazio bianco
' esistenziale ' (raffigurato forse, ma dico forse, dallo spazio bianco
della pagina che, nel tuo caso pochissimo riempita dall'invadenza della
parola, ti nomina come protagonista spettatore anziché attore della
cosa) la possibilità di riempire i tasselli del ' vivere ' con
l'estrapolazione dal detto.
Credo esistano due
particolarità interessanti del tuo lavoro: una di ' verifica ' e una di
' memoria '. la prima è esplicata attraverso questa ricerca, di tipi
impressionistico, dei materiali che compongono il '
'paese ' (nel senso di componenti ' fisici ' resi tali dalla
percezione); paese che, vedrei, correggimi se sbaglio, come una forma di
tipo archetipico. Il secondo momento è un momento di recupero del '
paese ' come contrapposizione al quotidiano che pende sopra,
instancabilmente, alle funzioni vitali. Da questa contrapposizione tra
due mondi (l'uno descritto mirabilmente attraverso l'uso, minimale e
ritmato, di parole frase, l'altro suggerito dalla quasi - negatività '
percepita ' dalla sua struttura) nasce la frattura, e dentro la frattura
la poesia. In questo senso (ma solo in questo, ne parlo poiché un conto
è leggere un libro intero di poesie, un altro leggere frammenti
sparsi di poesia, solo per ' estensione ')è possibile rivalutare la
parola immagine, perché liberata dai vincoli dell'equivoco poetico che
molti poeti (e non solo i ' marginali ' !) si portano addosso.
Bene, parlando
parlando, trascinato dalla mia prolissità è venuta l'ora che io alzi i
tacchi, e piuttosto velocemente. Ti darò rapidissime notizie sugli
indirizzi che mi hai chiesto...
Claudio Asciuti
FINE PUBBLICAZIONE Al Paese
Inizio

I sassi che raccolgo

Casa Editrice EdiNord Bolzano
Recensione di Giorgio
Fontanelli del 1977 a I SASSI CHE RACCOLGO edito dalla Edinord di
Bolzano, vincitore del III Premio al "Città di Bolzano" 1976 :

"Adige Panorama" n. 26,
dicembre 1976

"La Nazione", Firenze, lunedì 20.6.1977

da
Adige Panorama n. 27, marzo 1977

Gabbiola, novembre 1977


La Ballata n. 4,
novembre/dicembre 1977

lettera di Giorgio
Barberi Squarotti

FINE PUBBLICAZIONE I sassi che raccolgo
Inizio

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