I tigli nascosti

Foto di copertina di Piero
Simoni
"i tigli nascosti " di Piero Simoni
novembre 2010 - ISBN 978-88-87362-93-0
Lorenzo Editore - Via Monza 6 - 10152 Torino
www.loredi.it
Da "i tigli nascosti", Lorenzo Editore -
vincitore del Premio Letterario "La Mole" Torino 2010 XXVI
edizione
* *
avrei dovuto impegnarmi nella scuola
per farmi una posizione introdurmi nella società
così mi veniva detto in collegio quando ero ragazzo
e tutti i torti non li avevano
visto che ci si deve preoccupare della sopravvivenza
nella società organizzata complessa
le foglie dei platani al parco già a terra
poste dal vento in ogni angolo
sotto le piante dove i passi non temono
bagnate dalla pioggia d'ottobre si fanno rosse
in un luccichio che dà riverbero al cielo
odorano di bosco nell'umido che fa felici gli scoiattoli
i gatti abitudinari visitatori
lasciandoli tranquilli
l'aria è un'altra aria da quella di città
pur essendo nel suo ventre prigioniera
è lontana nei ricordi di bimbo che solo sentivo
e dal passato mi porto appresso
con l'odore dei pini nel tesoro di pinoli di allora
il tempo era quello che non si muoveva
dando a vedere nel suo sguardo lontano
i giorni futuri come infinito
avrei dovuto impegnarmi nella scuola
per farmi una posizione introdurmi nella società
non mi era stato detto però
che dopo la società veniva il resto
bisognava fare i conti con tutto l'universo
e che questo è tanto infinitamente più grande
non bastando i compiti scolastici
né l'impegno laborioso nell'industria per far bene
sentirmi in armonia conchiuso
sulla terra in qualche modo ci si arrangia
nell'universo par di essere aquiloni sospinti dal vento
con la pioggia vicina lontana a minacciare
le foglie dei platani al parco già a terra
bagnate dalla pioggia d'ottobre si fanno rosse
in un luccichio che dà riverbero
odorano di bosco nell'umido che fa felici gli scoiattoli
l'aria è un'altra aria da quella di città
il tempo era quello che non si muoveva
i giorni futuri come infinito
*
* *
quel poco che ho non è
niente
in confronto al tempo dell'eternità
i piccoli oggetti le stesse mura
forse più il ricordo
ma come tutti quelli che vivono per strada
gli emarginati e i barboni
di qualcosa mi sono appropriato
e col cuore in dono a te lo lascio
mi sono appropriato del sole
che è stato mio finché ho vissuto
nel segreto dei miei pensieri
ed anche se di tutti
negli occhi profondi l'ho guardato
nei suoi occhi mi sono specchiato
ha scaldato e dato corpo alle colline
colorando di verde e di mille colori
sui prati in giocoso rotolamento
ti lascio il sole allora
che di là tu sai non mi può servire
di là vi è il buio freddo che però non può colpire
mi sono appropriato degli
alberi
di tutti gli alberi che ho amato come persone
sentendomi da loro protetto
di loro amico fraterno
le foglie al frusciar nel mio scrigno segreto
fra le macchine in sosta lungo i marciapiedi
le macchine in movimento di rumore e di gas stordenti
pronte ad ucciderti per un piede fuori dai camminamenti
ti lascio gli alberi che segnano di gentile le poche strade
colorano le stagioni anche in città
e quelli che sulla tavola generosamente danno frutti
mi sono appropriato del mare
anche se nessuno lo sapeva
distesa azzurra quietante amico dei momenti bui
dell'industria aggressiva spersonalizzante
giocoso con il vento a far nello scontro alla costa
meraviglie di schizzi figuranti nell'aereo
di stupore e fantasia per i piccoli d'incanto i grandi
il mare liquido profondo nei colori del giorno della notte
castigatore nei miei anni giovanili
ti lascio il mare
mi sono appropriato del
cielo con tutte le nuvole e le stelle
dove l'anima è salita in volo
e scrutar ogni angolo del firmamento
ti lascio il cielo
dove volano gli uccelli compagni e amici degli accampamenti
finché un proiettile a tradimento di stramazzo al suolo
mi sono appropriato
dell'amore
della scoperta giovanile mondo a mondo conchiusa
l'amore misurato coniugale che i tuoi natali ha generato
ti lascio l'amore
compagno dei giorni a venire
mi sono appropriato dei tuoi
occhi
luce dei miei passi quando la cenere le urla dell'industria
nei decenni di obbligazione le ginocchia faceva piegare
negli anni il tuo fiore a fiore unisce quello del nipote
miracolo che la natura umana ha in dono
ti lascio i miei occhi
per cogliere ciò che non sono riuscito a vedere
delle meraviglie di schizzi figuranti nell'aereo universo
dove l'anima è salita in volo
* * *
gli alberi del parco uniti
la sera
alle ombre della notte che si addensano
rimangono soli nel freddo dell'inverno
in un unico avvicinamento
la città ancora chiassosa intorno
di nulla si duole del loro isolamento
delle paure di ognuno vorrei farne spazzamento
con storie di favola che al sonno tranquillo conducono
i tigli già spogli con i platani più grandi
i lecci e gli abeti in abbraccio fraterno
comune storia nel loro tempo
in ritmo cadenzato ripetuta
nell'universo sospesi
i bimbi del collegio uniti
la sera
alle ombre della notte che si addensano
rimangono soli nel freddo dell'inverno
in un unico avvicinamento
la città con i genitori lontani o in mancamento
di nulla si duole del loro isolamento
delle parole di ognuno vorrei farne spazzamento
con storie di favola che al sonno sereno conducono
i più piccoli spogli di ogni affetto
con i più grandi in abbraccio fraterno
comune storia nel loro tempo
in ritmo cadenzato ripetuta
nell'universo sospesi
le prostitute dei viali
unite la sera
alle ombre della notte che si addensano
rimangono sole nel freddo dell'inverno
in un unico avvicinamento
la città ormai in spegnimento
di nulla si duole del loro isolamento
delle paure di ognuna per le violenze vorrei farne spazzamento
con storie di favola che al sonno mattutino conducono
povere e spoglie di ogni affetto
strette in abbraccio fraterno
comune storia nel loro tempo
in ritmo cadenzato ripetuta
nell'universo sospese
i vecchi dell'ospizio uniti
la sera
alle ombre della notte che si addensano
rimangono soli nel freddo dell'inverno
in un unico avvicinamento
la città e i loro figli lontani in mancamento
di nulla si duole del loro isolamento
delle paure di ognuno per l'aldilà vorrei farne spazzamento
con storie di favola che al sonno quieto conducono
i più poveri spogli di ogni affetto
con i più fortunati in abbraccio fraterno
comune storia nel loro tempo
in ritmo cadenzato ripetuta
nell'universo sospesi
i deportati nei campi di
concentramento uniti la sera
alle ombre della notte che si addensano
rimangono soli nel freddo dell'inverno
in un unico avvicinamento
le città lontane non sanno
di nulla si dolgono del loro isolamento
delle paure di ognuno per la loro sorte vorrei farne spazzamento
con storie di favola che al sonno quieto conducono
spogli di ogni umana identità
stretti in un abbraccio fraterno
comune storia nel loro tempo
in ritmo cadenzato ripetuta
nell'universo sospesi
FINE PUBBLICAZIONE I
TIGLI NASCOSTI
Inizio

Poesie - Autunno 2008

"Poesie - Autunno 2008" di Piero Simoni
gennaio 2010 - ISBN: 978-88-95880-42-6
www.editrice-leonida.com
leonidaedizioni@libero.it
Leonida Edizioni - Via S. Nicola Strozzi, 47 - 89135
Reggio Calabria
Da "Poesie - Autunno 2008",
Leonida Edizioni
penetra nelle mie ossa il freddo
alla casa antica paesana
il freddo che era di chi
prima di me in queste mura
è stato
mi accomuna così la dolenzia
e nelle sole voci
che dalla strada si sentono
nei colori della val d'Orcia
il silenzio tutt'intorno
nelle ore scandite dal campanile
io mi sento in assenza di tempo
a loro
più vicino
* * *
il campo di ulivi
all'ora del mezzogiorno
con il sole d'ottobre
che raccoglie le ombre
al piede degli alberi
e illumina tutta l'erba
tutte le foglie
l'intorno del paesaggio
e il cielo pientino
di una luce che acquieta
illumina nei miei pensieri
il tuo viso figlia
che confondo ad un tratto
con quello di tua madre
di mia madre assente
e un sorriso comune
che mi scalda
nell'autunno
già freddo
* * *
improvvisamente nei collegi
volli crescere velocemente
per rendermi autonomo
liberarmi dalle costrizioni
vivere dei miei pensieri
fuggii anche dalle navi
per l'analoga oppressione
così il mondo industriale a terra
lunga e tediosa spoliazione
degli slanci della mente
finché vecchio sono stato libero
tentennante nei movimenti
incapace di correre
e sentirmi felice del vento nel viso
del sole accecante negli occhi
come facevo da bimbo
* * *
all'alba di un giorno
di questo novembre
sono uscito al paese antico
e una nebbia fitta
da far scomparire le case
la val d'Orcia intorno
radi i passanti
il tutto forse
una realtà lontana
noi e la gente di una volta
passati su queste mura
con gli affanni di ogni giorno
invisibili
noi proiettati nel tempo della fine
a cercarsi per ogni via
in ogni portone
per ricomporsi nell'eternità
noi fantasmi già oggi
in un paese inconoscibile
avvolto in un'aria
come in un sogno
* * *
mi specchio nel tuo specchio
ora che sono canuto
e cerco dietro la mia immagine
il tuo viso madre
forse ancora riflesso
anche se sei sepolta da anni
ti scorgo lì
con i capelli bianchi
gli occhi profondi
carichi d'amore
vestita un po' di stracci
nelle tue rughe
il dolore degli anni
l'emigrazione interna
la solitudine di donna
incinta e sola
in un mondo di pregiudizi
che allora più di ora c'era
la lontananza dalla casa materna
per te così fragile
il figlio che sono stato
e soltanto da piccolo
un Dio per te
vorrei dirti qualcosa
gridarti tutto l'amore
rimediare al mio silenzio
degli ultimi tuoi anni
ma non mi escono parole
faccio per abbracciarti allora
muovendomi incontro allo specchio
ma l'incantesimo si spezza
* * *
ci salutammo nel corridoi
della casa di via del Bosco
già da undici anni vivevamo insieme
con nostra figlia ancora con noi
momenti giocosi in campagna
nel nostro piccolo terreno collinare
lunghe ore trascorse in attesa
nei pomeriggi d'estate
sul divano in città
nella solitudine e dolente immobilità
per il mare e il lavoro nostro
compagno fedelissimo
sincero e altruista
ci salutammo nel corridoio
che già stavi tanto male
rimanendo a lungo vicini
il tuo corpo contro i miei ginocchi
le mie carezze
la tua pazienza infinita
quasi a scusarti per il disturbo
un'intesa e un dolore immenso
ci ha legato per sempre
su questa terra
tu il mio cane Kriyshi
io il tuo padrone
anche a parti invertite
il testimone d'amore che mi hai lasciato
due giorni prima di morire
* * *
sono venuto a trovarti anche oggi
nonostante gli impegni
volevo vedere i tuoi occhi
nel freddo pungente
di questi giorni di dicembre
eri lì acqua di mare
immacolata come sempre
distesa infinita
la debole risacca alla scogliera
il verde e l'azzurro
scuriti un po' dalle nuvole
silente all'orizzonte
nella linea di contatto con il cielo
liquidità naturale che penetra
e dentro
subito mi scalda
* * *
la casa le mura
per le quali ho impegnato tanti anni
non è il mio avere
oggi che sono avanti con l'età
la mia ricchezza è fatta di strade secondarie
che percorro solitario nell'aria del mattino
della luce nell'acqua di mare
quando giungo alla riva dei bagni
alla terrazza Mascagni
trovo la voce della natura
la voce del silenzio
la mia ricchezza sono gli alberi
che ad uno ad uno incontro
riconosco ed abbraccio
compagni sinceri della mia presenza
il cielo amplissimo
che par voglia spingermi al disegno
alle carte che nello spazio aereo
nella luce e nell'ombra
si muovono di vita propria
che par voglia spingermi a volare
la mia ricchezza
nella congiunzione dei colori
degli albori
dei tremori
dove un raggio di sole
riscopre nella memoria
restituendoti
un momento dei giorni
illumina un istante ancora da venire
e fa meno dolente
l'approssimarsi della sera
"Poesie - Autunno 2008"
finalista al Premio G. Viggiani VII edizione 2010

Cerimonia di Premiazione -
Pontinia (LT) - 17 ottobre 2010
FINE PUBBLICAZIONE AUTUNNO 2008
Inizio

Poesie 2007

Foto di copertina: Pienza -
Pubblico passeggio
"Poesie 2007" di Piero Simoni
gennaio 2010 - ISBN:978-88-89558-58-4
www.goldenpress.it
info@goldenpress.it
Golden Press - Via Polleri, 3 - 16125 Genova
Da "Poesie 2007", Golden Press
so che c'è un paese
da qualche parte
dove il tempo si è fermato
ed il silenzio raccoglie l'anima
so che ci sono i tuoi occhi
di fidanzata e di moglie
che mi hanno guardato
di figlia
che mi pensano mi cercano
so che ci sei
anche nell'infinito
di là nel buio delle tenebre
ad abbracciarmi e scaldarmi
come sempre madre
* * *
gli ulivi che piantammo
noi giovanissimi
compagni del nostro cammino
faranno da soli
quando non ci saremo
loro di più lunga vita
grandiosi nei verdi
in fronte alla terra e al cielo
ad ogni stagione floreali
e di noi
nei dialoghi al chiarore di luna
si ricorderanno
* * *
il gioco con la carriola
della corsa lungo i viottoli
nel nostro piccolo terreno nudo
al margine della città
con te sopra nipote
a sobbalzare
a chiedere alle mie gambe esauste
di andar più forte
la canna protesa al fuoco
per disegnare nel cielo
verso sera
come tua madre allora
la mia piccola
in un tempo trascorso
che pare sparire
* * *
le nuvole che guardi nel cielo
e rincorri dalle finestre
cariche di mille secchi d'acqua
gioco della tua innocenza nipote
di qua la difficile convivenza
economica
lo stridore della politica
le polveri sottili
le nuvole
guardiamo nel cielo
sospinte dal vento
* * *
volevi stare in campagna
secondo la tua natura canina
con tutti noi
che eravamo la tua famiglia
ma neanche a noi era dato
scegliere la compagnia delle ore
per l'impegno del lavoro
dei legami con la città
l'estate stavi solo in casa
nel lungo pomeriggio
per l'obbligo dei piccoli al mare
non era dato scegliere
neanche a noi
il sole del giorno
* * *
la strada sabbiosa di campagna
lavorata dal carro dei buoi
scottante al sole dell'estate
era il tratto finale
dopo la ferrovia
a piedi lungo il bordo
per arrivare a Poggetti
ricordi madre
dall'aldilà
nel silenzio
meglio si vede
|
FINE PUBBLICAZIONE POESIE 2007 |
Inizio |

Anomia (1995-1998)

In copertina: sulla luce, l'ombra, il dinamismo...(fogli da
disegno sospesi) Piero Simoni 2005
"Anomia (1995-1998)" di Piero Simoni
febbraio 2009
www.goldenpress.it
info@goldenpress.it
Golden Press - Via Polleri 3 - 16125 Genova
Da "Anomia" (1995-1998), pubblicato dalla GOLDEN
PRESS , vincitore del Premio editoriale "L'Incontro" 2008
1995
gli altri
sono così lontani da te
chiusi ognuno nelle loro case
schivi e frettolosi
ostili
quando gli passi accanto
poi una parola
un momento
e scopri che qualcuno ti notava
in segreto ti era vicino
* * *
mi scorgo nello specchio
e rivedo un po’ i tuoi lineamenti
quell’espressione dolente ma fiera
quell’aria sognante
i capelli bianchi
mi rivedo nella maturità
sempre più simile
alla tua minuta figura
di donna anziana e fragile
rivedo te madre nel mio viso
nella mia anima
ora che da un po’ sei mancata
mi rivedo in te
nel tuo ricordo
e ne sono felice
perché tu vivi ancora in me
* * *
la grata della finestra comune
il ponte di ferro sul fosso
il nostro scomparto nel capannone
subito dopo la guerra
io bimbo e tu madre
nei tuoi migliori anni
quella strada ancora oggi umile
in un mondo diverso
quell’aria e questo ricordo che ci unisce
ora che non ci sei
ogni volta che torno
* * *
ti guardi allo specchio grande
nella tua stanza del ricovero
vestita un po’ goffamente
col soprabito nero sulle spalle
con la tua figura consunta
ti guardi nella penombra
toccandoti appena i capelli bianchi
con un pizzico di antica civetteria
accettandoti infine come sei
ed io in silenzio ti vedo madre
indifesa come una bimba
come una donna anziana
grandiosa per le tante battaglie
con i tuoi occhi buoni e pazienti
ti vedo in silenzio
incapace di restituirti gli anni
i momenti
* * *
il vento
quello che ti dicevo
quello che porta la primavera
il salmastro del mare
ma sempre docile
come il sole di fine aprile
che illumina gli alberi
già colorati di verde
nei verdi contro il cielo
* * *
ritrovai nel cruscotto della macchina
una rosa seccata della tua passata
che avevi per la prima comunione figlia
un sicuro avvertimento
della crudeltà del tempo
che allora non seppi cogliere
* * *
gli angoli dimessi degli operai
dove facevano merenda
e fumavano una sigaretta
fra le macchine oleose
i bagni in comune
le stanze sovraffollate per spogliarsi
il reparto di lavoro
fra i veleni e l’alienazione
per un pezzo di pane a casa
con il sorriso obbligato
* * *
si camminava ragazzi innamorati
per le strade della città
guardando e giudicando a destra e a manca
quasi che fosse tutto nostro
non avevamo invece niente
si andava però felici
ricchi del nostro amore
e di tutto il tempo a venire
1996
ho visto disegnata
nella voce rotta dall’emozione
negli occhi umidi
di un amico canuto
nell’assurdità della domenica festaiola
nella precarietà che mi ha invaso
nel gelido che ti prende
ho rivisto disegnata la morte
la morte improvvisa di sua moglie
la morte
* * *
ho cercato di cogliere le foglie
che cadevano dagli alberi
dai platani lungo il marciapiede
nelle strade grandi di periferia
le foglie di questo ottobre
che si staccano e ondeggiano
nell’aria umida ma non ancora fredda
sospinte dal vento
ho cercato di cogliere i giorni
che cadevano dal cielo e si infittivano
perduti nell’archivio della memoria
i giorni di questo ottobre
che si staccano e ondeggiano
nell’aria umida ma non ancora fredda
sospinti dal vento
* * *
ci sono uomini
che subiscono ogni sopruso
sia nel lavoro
quando lavorano
sia nel sociale
sono uomini che sanno stare composti
in una protesta silenziosa
piena di dignità
soffrono e muoiono
ma non si piegano
li vedi al margine di ogni contesto
umili e poveri
ma sono molto più grandi
sono molto più forti
dei loro oppressori
* * *
nell’anonimato della mensa del lavoro
nei cibi un po’ uguali
nei discorsi convenzionali
mangio a fine pasto
il pane con la mela
come facevo da ragazzo
nei pomeriggi del collegio
il pane e la mela
memoria e gratificazione
oggi come allora
bacio intimo della natura
nel grigio del tempo imposto
* * *
mi ero ripromesso il paese
la vita quieta
il pane buono del fornaio
le passeggiate della campagna intorno
le ore lente scandite dal duomo
una pace interiore
invece la città mi prende
con i suoi impegni obbligati
con i suoi rumori e i suoi veleni
con il pane gommoso del supermercato
le passeggiate che non puoi fare
le ore accelerate che ti sfuggono
1997
nella piccola casa popolare
i semplici mobili disuguali
e il lavoro di servitù
negli alloggi dei signori
eppure era la “casina”
rifugio di tante giornate alle “intemperie”
per te che eri sola
e il sogno di una casa vera
con il bimbo cresciuto a vegliare
ironia della sorte
gli ultimi anni
troppi anni del tuo tempo
trascorsi in un ricovero per malattia
fra tanti sconosciuti
nel dolore di chi
è al tramonto
* * *
a marzo le gemme e i butti delle piante
nel sole ancora morbido della campagna
si rinnova l’inno alla vita
ed anche gli uomini
che vengono dal letargo televisivo
e dal lavoro totalizzante
rispolverano la bicicletta
e si spingono nelle zone limitrofe
in una libertà controllata
minacciata
* * *
percorro la strada del lavoro periferica
quella che costeggia i campi
con la bicicletta ostinato
come gli operai di una volta
controcorrente
contro il traffico che ruggisce nel centro
contro la frenesia e la competizione cittadina
schivo e lontano
come i papaveri al bordo di un campo
come lo sono tanti emarginati
che appaiono sconfitti
relitti della società
ma che forse sono i nuovi giusti
1998
il vento soffia gentile
e mi riporta il ricordo fresco
della tua voce
della tua buona azione
eravamo solo confinanti
alla terra collinare
con storie lontane
eppure sapesti essere altruista
m’insegnasti i segreti dell’innesto
la potatura dell’ulivo
manifestasti con la tua disponibilità
l’amore che hanno in dono le persone semplici
il vento soffia gentile
e mi riporta il ricordo fresco
della tua voce
nella tua assenza
sempre prematura
* * *
al 92 di Borgo
ora c’è una sartoria
di due giovani
dove era un falegname
accanto un’anziana
con un piccolo alimentari
chissà chi prima di loro
tutti passano
come in un albergo
si alloggia per un periodo
nella casa di una certa strada
poi si
cambia
si va
via
si
sparisce
| FINE PUBBLICAZIONE ANOMIA
1995-1998 |
Inizio |

Anomia (1999-2000)

"Anomia (1999 - 2000)" di Piero Simoni
luglio 2009 - ISBN: 978-88-7680-937-8
www.alettieditore.it
info@alettieditore.it
Aletti Editore - Via Palermo 29 - 00012 Villalba di Guidonia (RM)
Da "Anomia" (1999 - 2000), Aletti Editore
1999
volgevi l'angolo della casa
di riposo
con la tua figura esile
madre
il vento d'inverno pareva
scuoterti
ma avevi un mondo dentro di
te
io ti guardavo impotente
non avrei potuto per te
arrestare il tempo
mi rimane
ora che non ci sei più
ora che comprendo le parole
i gesti
la tua immagine
nella mia solitudine
ogni volta più luminosa
* * *
lo specchio
una volta testimone
della mia vanità
compagno quotidiano
e suggeritore dei miei
colori
oggi impietoso giudice
marcatore inesorabile del
tempo
segnato sul mio volto
sulla mia figura deformata
lo specchio
non scorge l'anima
racchiusa nel mio petto
farfalla luminosa
come allora
2000
venisti a riprendermi
quando ormai ero disperso
nelle infrastrutture
pubbliche
e fu una gioia immensa
l'approdo a un'isola
venisti ad amarmi
quando ero ragazzo
nel grigiore di quegli anni
e fu una gioia immensa
la scoperta di un mondo
venisti al mondo
quando ero uomo
negli anni del lavoro
industriale
e fu una gioia immensa
l'infinito svelato
* * *
le mie mani terrose
i vestiti di casa
il tempo scandito dal sole
la fatica sulle spalle
è così che vorrei fosse ogni
giorno
non le mani del lavoro
industriale
obbligatorio
né del lavoro d'ufficio
le mani terrose
alle radici della vita
vicine
*
* *
si infiorano le tombe
nella ricorrenza dei morti
poi tutto viene accomunato
tutto si disperde
si lascia nel cammino
l'orma di un passaggio
sull'erba nuova
FINE PUBBLICAZIONE ANOMIA 1999-2000
Inizio

Anomia 2005

"Anomia 2005", di Piero Simoni
novembre 2008 - ISBN: 978-88-95880-12-9
www.editrice-leonida.com
leonidaedizioni@libero.it
Editrice Leonida - Via S. Nicola Strozzi n. 47 - 89135 Reggio Calabria
Da "Anomia 2005 ", Leonida
Edizioni
il mare d'inverno
sempre solo
sarà il compagno dei miei
giorni
di questi anni della china
lavorativa
amico di tutta la mia vita
ancora
a guardarlo negli occhi
stringerlo in un abbraccio
anima con anima
*
* *
il mare lievemente
increspato
così trasparente e lucido
da far vedere chiaro
il fondo alla riva
il mare di cristallo
ha forse in sé il segreto
della vita
così limpida nei suoi
contorni
così colorita e fragile
* * *
nei collegi prima
a bordo delle navi poi
negli stessi lunghi anni
industriali
io mi guardavo vivere
come fossi stato lì per caso
fuori luogo
solo alla terra
ho trovato familiare
stare con gli alberi
parlare con il cielo
* * *
in collegio
sentivo parlare sempre i
compagni
di un loro paese
avevano dopo le feste i
dolci
un'aria misteriosa
di un mondo diverso
da adulto ho scoperto il
paese
l'ho fatto mio
ed anch'io oggi
mi porto
nelle vie chiassose della
città
il segreto di un'aria
* * *
compagno di scuola lontano
bruciato dall'asfalto
per una festa serale del
sabato
allegra e un po' stordente
per la giovane età
per la rivalsa contro i
genitori
e tutto il mondo
inquieto forse per natura
bruciato sull'asfalto
all'alba dei tuoi anni
FINE PUBBLICAZIONE ANOMIA 2005
Inizio

Anomia 2003°

"Anomia 2003°", di Piero Simoni
ottobre 2008
www.tetiedizioni.it
tatiedizioni@yahoo.it
TA.TI Edizioni - collana I
Gatti
Via Silvio Pellico, 32 - 22070 Limido Comasco (CO)
Da " Anomia 2003°", TA.TI
Edizioni, collana I Gatti
scompare a poco a poco
l'azzurro del mare
confuso nel buio della sera
di febbraio
rimangono i lampioni
e le navi in rada
nel silenzio
* * *
guardo il pullman
che prendevi ogni volta per
me
la tua figura malferma fra
la gente
i tuoi capelli bianchi madre
a quindici anni dall'evento
guardo il pullman
andar via
*
* *
le macchine dell'impianto
industriale
che hanno lavorato per anni
costituendo il pane
ma anche il dolore e la
nenia degli operatori
vengono infine rottamate
gemendo e perdendo liquidi
dalla benna che le aggancia
le scuote e le solleva
sezionate già dal cannello
incassate poi su un camion
portate via
*
* *
nella zona industriale
rimane compressa l'ultima
casa di contadini
stonante
nella geometria lineare
della razionalità
vuota e abbandonata
recintata come un animale
ferito
ancora in piedi per chissà
quale pendenza
teatro un giorno di
sentimenti
e di altra vita lavorativa
quelli dell'efficienza
della produttività e della
lampadina al neon
che ne sanno della luce del
sole
*
* *
so di gente
tornata in campagna
per amor della terra
in piena efficienza
morir poi per un male alle
ossa
altri per un male al retto
ancora per il sangue malato
tutti anzitempo
sì da costellare la nostra
via di campagna
in una memoria cimiteriale
con noi e chi è rimasto
fortunati
occupati a tirare avanti
FINE PUBBLICAZIONE ANOMIA 2003
Inizio

ANOMIA da 2006

"ANOMIA da 2006" di Piero
Simoni
Edizioni Universum
giugno 2008
Via Italia 6
Rocca di Caprileone (ME) 98070
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i platani della via di
campagna
così ordinati e maestosi
nei giorni e negli anni
pazienti
*
* *
per consuetudine
per il piacere di avervi
colorati e cinguettanti
vi mettemmo in gabbia
nella nostra casa
ho capito dopo
l'assurda prigione
in cui vi avevamo relegato
ho sentito dopo tutto il
male
per avervi tolto nel volo
il cielo
FINE PUBBLICAZIONE ANOMIA DA 2006
Inizio

AL PAESE

"AL PAESE" di Piero
Simoni
stampato nel mese di gennaio
1980 con ciclo proprio
* *
i portoni di legno
nei muri pietrosi
*
*
e il pane caldo e odoroso
anche a mezzogiorno
* *
fra gli ulivi
e i cipressi
* *
quando si fa visita a
qualcuno
viene offerto un bicchiere
di vino
(in città invece
è un bicchiere di cognac)
* *
il freddo la sera
e le spesse coperte
(in posizione fetale)
* *
FINE PUBBLICAZIONE AL PAESE
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I sassi che raccolgo

"I sassi che raccolgo", di Piero Simoni
Edinord, I libri di Adige Panorama
- n.18, 1976
via Druso 25/b/15 - 39100 Bolzano
Da "I sassi che
raccolgo", Edinord, III premio "Città di
Bolzano 1976"
le mani e il naso sporco
in fondo alle scale bambini
quasi sempre ostruivano il
passo
la luce dei poveri
sui muri dei poveri
spiava disegni osceni
dal pianerottolo grida
dalla porta accanto odore di
vecchiezza
i bottegai di sopra
la bimba dell'ultimo piano
rimasta incinta
le pile sempre colme di
panni e di donne
ora sto in un palazzo senza
voci
con scale sgombre
con muri puliti
l'aria è profumata
e non succede niente
proprio niente
a nessuno
*
* *
se fossimo tutti bambini
giocheremmo agli indiani
ai corridori
penseremmo ai dolci di
natale
ai giocattoli della befana
ci picchieremmo senza
cattiveria
e non avremmo sconfitto le
malattie
né la vecchiaia
né la morte
ma l'odio sì
e la guerra
e tutto il male dell'uomo
ed avremmo illusioni
quietanti
*
* *
io ti guardo albero vecchio
i molti rami secchi
le ultime foglie scolorite
il tronco marcato dal tempo
ti guardo e penso a me
a quando avrò le mani
avvizzite
il passo rigido
lo sguardo senza fantasia
per quel giorno
dammi una mano vento
a scacciar lontano i ricordi
più belli
perché non mi par
di aver abbastanza coraggio
FINE PUBBLICAZIONE I SASSI CHE RACCOLGO
Inizio

Il mio
ex-libris
Nasce dal manoscritto
eterno abbraccio scritta il 13 novembre 2009

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Il perché del pennino ......
Scrivo le poesie con la penna a pennino e uso il calamaio
"tradizionale", perché i tempi di scrittura sono così
rallentati, consentendomi di pensare più a lungo, soppesando
meglio le parole, indugiando sulle emozioni.
Scrivo invece i racconti con la penna a sfera, la più semplice
bic, per la velocità di esecuzione, dovendo estendere il
pensiero ridondante che corre.
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