Poesie - Autunno 2008

Poesie - Autunno 2008



"Poesie - Autunno 2008" di Piero Simoni
gennaio 2010 - ISBN: 978-88-95880-42-6
www.editrice-leonida.com
leonidaedizioni@libero.it
Leonida Edizioni - Via S. Nicola Strozzi, 47 - 89135 Reggio Calabria



Da "Poesie - Autunno 2008", Leonida Edizioni

penetra nelle mie ossa il freddo
alla casa antica paesana
il freddo che era di chi
prima di me in queste mura
è stato


mi accomuna così la dolenzia
e nelle sole voci
che dalla strada si sentono
nei colori della val d'Orcia
il silenzio tutt'intorno
nelle ore scandite dal campanile
io mi sento in assenza di tempo
a loro
più vicino



 * * *
il campo di ulivi
all'ora del mezzogiorno
con il sole d'ottobre
che raccoglie le ombre
al piede degli alberi
e illumina tutta l'erba
tutte le foglie
l'intorno del paesaggio
e il cielo pientino
di una luce che acquieta


illumina nei miei pensieri
il tuo viso figlia
che confondo ad un tratto
con quello di tua madre
di mia madre assente
e un sorriso comune
che mi scalda
nell'autunno
già freddo



 * * *
improvvisamente nei collegi
volli crescere velocemente
per rendermi autonomo
liberarmi dalle costrizioni
vivere dei miei pensieri


fuggii anche dalle navi
per l'analoga oppressione
così il mondo industriale a terra
lunga e tediosa spoliazione
degli slanci della mente


finché vecchio sono stato libero
tentennante nei movimenti
incapace di correre
e sentirmi felice del vento nel viso
del sole accecante negli occhi
come facevo da bimbo



 * * *
all'alba di un giorno 
di questo novembre
sono uscito al paese antico
e una nebbia fitta
da far scomparire le case
la val d'Orcia intorno
radi i passanti
il tutto forse 
una realtà lontana


noi e la gente di una volta
passati su queste mura
con gli affanni di ogni giorno
invisibili
noi proiettati nel tempo della fine
a cercarsi per ogni via
in ogni portone
per ricomporsi nell'eternità
noi fantasmi già oggi
in un paese inconoscibile
avvolto in un'aria
come in un sogno



 * * *
mi specchio nel tuo specchio
ora che sono canuto
e cerco dietro la mia immagine
il tuo viso madre
forse ancora riflesso
anche se sei sepolta da anni


ti scorgo lì
con i capelli bianchi
gli occhi profondi
carichi d'amore
vestita un po' di stracci
nelle tue rughe
il dolore degli anni
l'emigrazione interna
la solitudine di donna
incinta e sola
in un mondo di pregiudizi
che allora più di ora c'era
la lontananza dalla casa materna
per te così fragile
il figlio che sono stato
e soltanto da piccolo
un Dio per te


vorrei dirti qualcosa
gridarti tutto l'amore
rimediare al mio silenzio
degli ultimi tuoi anni
ma non mi escono parole
faccio per abbracciarti allora
muovendomi incontro allo specchio
ma l'incantesimo si spezza



 * * *
ci salutammo nel corridoi
della casa di via del Bosco
già da undici anni vivevamo insieme
con nostra figlia ancora con noi
momenti giocosi in campagna
nel nostro piccolo terreno collinare
lunghe ore trascorse in attesa
nei pomeriggi d'estate
sul divano in città
nella solitudine e dolente immobilità
per il mare e il lavoro nostro
compagno fedelissimo
sincero e altruista


ci salutammo nel corridoio
che già stavi tanto male
rimanendo a lungo vicini
il tuo corpo contro i miei ginocchi
le mie carezze
la tua pazienza infinita
quasi a scusarti per il disturbo
un'intesa e un  dolore immenso
ci ha legato per sempre
su questa terra
tu il mio cane Kriyshi
io il tuo padrone
anche a parti invertite
il testimone d'amore che mi hai lasciato
due giorni prima di morire



 * * *
sono venuto a trovarti anche oggi
nonostante gli impegni
volevo vedere i tuoi occhi
nel freddo pungente
di questi giorni di dicembre


eri lì acqua di mare
immacolata come sempre
distesa infinita
la debole risacca alla scogliera
il verde e l'azzurro
scuriti un po' dalle nuvole
silente all'orizzonte
nella linea di contatto con il cielo
liquidità naturale che penetra
e dentro
subito mi scalda



 * * *
la casa le mura
per le quali ho impegnato tanti anni
non è il mio avere
oggi che sono avanti con l'età
la mia ricchezza è fatta di strade secondarie
che percorro solitario nell'aria del mattino
della luce nell'acqua di mare
quando giungo alla riva dei bagni
alla terrazza Mascagni
trovo la voce della natura
la voce del silenzio


la mia ricchezza sono gli alberi
che ad uno ad uno incontro
riconosco ed abbraccio
compagni sinceri della mia presenza
il cielo amplissimo
che par voglia spingermi al disegno
alle carte che nello spazio aereo
nella luce e nell'ombra
si muovono di vita propria
che par voglia spingermi a volare


la mia ricchezza
nella congiunzione dei colori
degli albori
dei tremori
dove un raggio di sole
riscopre nella memoria
restituendoti
un momento dei giorni
illumina un istante ancora da venire
e fa meno dolente
l'approssimarsi della sera




"Poesie - Autunno 2008" finalista al Premio G. Viggiani VII edizione 2010

Cerimonia di Premiazione - Pontinia (LT) - 17 ottobre 2010




Nota di autopresentazione su “Poesie – Autunno 2008”

Compito del critico che presenta un libro di poesia è quello di tracciare le coordinate del testo, indicare quali sono le sue tematiche, il modo in cui vengono esposte, evidenziare se c’è una forza espressiva, l’emozione che suscita; raffrontare poi il libro a quella che è la storia dell’autore, la sua biografia e bibliografia, le eventuali mutazioni, evoluzioni del pensiero e degli stessi temi, alla luce della contemporaneità, in rapporto agli autori che si muovono nello stesso periodo, che hanno affrontato la stessa materia, in confronto anche con le coordinate generali della poesia, non necessariamente di comune adesione, accostamento con questo o quell'autore del passato, sempre se il libro merita tale attenzione, se non si consuma su se stesso, risultando un’opera meramente circoscritta, sentimentale.
Il poeta ha dalla sua il dovere di esprimere in modo compiuto il suo pensiero, con onestà diceva Saba, non tradendo quello per cui è stato chiamato, a rispondere cioè di sé e della contemporaneità in cui orbita, rivelando possibilmente temi che sono di dominio collettivo ed universale. La sua aderenza alla realtà, la sua ricerca fino in fondo nell'animo possono costituire un bene comune oltre che individuale: la poesia in fondo è un dono. Quali siano comunque le interpretazioni che si danno ad essa, resta il fatto che per un poeta è la massima espressione di vita e di comunicazione, non certo un gioco intellettuale e speculativo.
Dando per scontato tutto quanto si è detto, volendo esprimere delle indicazioni per il testo “Poesia – Autunno 2008” posso dire che certamente c’è stato quell'atteggiamento di “onestà” richiesto, che l’impegno di guardarsi dentro e di estendere lo sguardo all'esterno, facendo di sé un discorso comune, è concreto; lo sguardo alla materia incorporea, al tempo indefinito c’è per natura, per conformazione dello stesso autore, la bontà o meno del lavoro, la sua pertinenza al nostro quotidiano e la sua durata, sarà la critica più o meno numerosa a stabilirlo. Qui posso dire quale è stato il progetto che mi ha mosso a concepirlo in questo modo, dando per scontato che io mi rifaccio ad autori, come lettura e passione, quali Pirandello, Svevo, Musil, oltre un bisogno assoluto di affermarmi, nel suo aspetto vitale, attraverso la poesia: l’esercizio dello scrivere il testo poetico per vivere il proprio spazio vitale, prenderne, attraverso essa, reale percezione. Ritenendo che quando qualcuno ha lo spirito poetico, non per questo superiore ad altri, semplicemente come modo di essere, così come ognuno ha il proprio carattere, questo spirito se lo porta dietro tutto il giorno, cioè uno è, in questo caso, poeta sempre, non solo nell'attimo che scrive, è poeta in ogni circostanza, in ogni angolo in cui si trovi; così, avendone ora la disponibilità di tempo, mi sono posto nell'ottica di esprimere, per un certo periodo, senza per altro forzature, se non attingendo agli appunti della memoria, di rivelarmi con lo strumento della parola quello che è una inclinazione poetica, quotidianamente, per un lasso di tempo,”autunno 2008”, toccando temi che, nell'archivio mentale, mi stanno a cuore. La forma è quella poetica perché primariamente è la via per la quale sento di esprimermi, sembrando questo percorso, ma non lo è, un diario poetico. Sono la memoria e il tempo che vengono utilizzati per riappropriarsi della vita e riviverla, per dare con il presente un senso all'esistenza, cercare con lo sguardo dell’anima di superare i limiti in apparenza invalicabili della nostra condizione terrena: forse c’è qualcosa d’altro per l’uomo oltre l’orizzonte dei cieli, forse nella nostra nullità siamo legati ad un evento che ci coinvolge e ci riporta nel tutto. Con la nostra presenza siamo forse l’atomo di una vita universale, luce che si rifrange sul nostro cammino; al poeta, a chi è dotato di particolare sensibilità, l’arduo e affascinante compito di scoprirlo, di restituirlo con la parola, con la poesia alla comunità, per il bene comune. ( P.S.)

16 febbraio 2010